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lunedì 17 agosto 2026

Le luci del tramonto

Nella mia memoria, sono rimasti sogni e ricordi che vagano nel silenzioso deserto. Quando si spengono le ultime luci del tramonto, vado alla ricerca di un volto amato. Scruto l'orizzonte ormai buio, non vedo luci e piango. Sono solo, ho freddo e chiudo la finestra. Rannicchiato sulla poltrona con il mio adorato gatto, mi sto addormentando. Poi avverto una voce da lontano: "Buonanotte, Antonio". E confuso rispondo:"Buonanotte, Aisha". Il gatto cerca una carezza. 

domenica 16 febbraio 2025

Il vecchio, il gatto e il tango

Questa è una storia vera che, raccontata oggi, può far sorridere. Erano i lontani anni Cinquanta del secolo scorso. Nel mio piccolo borgo dell'appennino tosco-emiliano, era tornato un vecchio dall'Argentina, dove non aveva trovato fortuna. Quando parlava il dialetto, l'alterava e, nel borgo, veniva chiamato "l'argentino". 

Si diede da fare e, in qualche modo, sistemò la sua casa malridotta. Sradicò ortiche,erbacce e sterpaglie da un fazzoletto di terra e vi fece un orto. Impagliò una vecchia sedia e aggiustò una panca, per poi portarle sul portico. Sulla sedia mise un grammofono e ogni giorno, prima del tramonto, prese l'abitudine di sedersi insieme al gatto sulla panca e ascoltare un tango. 

Io ero un bambino e sia il vecchio sia il gatto si affezionarono a me, come io a loro. Quel vecchio, arrivato in silenzio, se ne andò per sempre in un giorno d'estate, quando il sole fatica a morire. Di sera arrivò il sacerdote per recitare il rosario. Io ero sul portico insieme al gatto, che non mi abbandonava. Qualcuno chiese al sacerdote se fosse possibile ascoltare un tango o se fosse un peccato. Il sacerdote diede il suo consenso e si fermò ad ascoltarlo. 

A me rimase il gatto, il ricordo di quel vecchio e le struggenti note del tango.

domenica 10 novembre 2024

Il vecchio e il borgo

Erano gli anni Cinquanta del secolo scorso e io ero un bambino. Nel mio borgo solitario, un vecchio era tornato dall'Argentina, dove non aveva fatto fortuna. Parlava il dialetto con qualche difficoltà, e i pochi abitanti del borgo lo chiamavano "l'argentino". 

In qualche modo riuscì a sistemare la sua vecchia casa. Sradicò anche ortiche, erbacce e sterpaglie da un fazzoletto di terra, che trasformò in un orto; poi aggiustò una vecchia panca e una sedia, che mise sul portico. Sulla sedia sistemò un grammofono e ogni giorno, prima del tramonto, prese l'abitudine di sedersi sulla panca e ascoltare un tango con un gatto sulle ginocchia. Entrambi, stranamente, si affezionarono a me.

In un giorno d'estate, quando sembrava che il sole non volesse morire, quel vecchio se ne andò senza fare rumore. Al tramonto arrivò il curato per recitare il rosario, mentre io ero sul portico con il gatto che non mi abbandonava. Qualcuno chiese al sacerdote di poter ascoltare un tango.

Ora sono vecchio e abito in città. A volte, quando cala il tramonto ascolto un tango, e il mio gatto si posa pensieroso accanto a me.

domenica 9 gennaio 2022

Quei fiori nell'angolo dell'orto

 

Da vecchio vorrei tornare sui pendii di Casa del Monte, dove qualcuno mi portò da bambino in un giorno d'autunno e di nebbie. Vorrei cercare quei fiori nell'angolo dell'orto, che mia madre curava con tanto amore, e da troppo tempo trascurati. Vorrei annaffiarli con lo sguardo del cielo azzurro, e di chi tanto li amava. Vorrei ascoltare il chiacchiericcio delle rondini sotto il tetto di quella casa senza più voci. Vorrei fermarmi davanti alla Maestà e rivedere come allora il sorriso della Madonna, e offrirle una rosa di macchia. Vorrei sedermi all'ombra di un antico castagno, dove in un giorno d'estate e di sole seppellii il mio adorato gatto tra il profumo della montagna. 

Nei lunghi inverni un ghiro gli fa compagnia.

domenica 21 novembre 2021

La falena

 

Sedevo solo davanti al camino, in compagnia dell'amico gatto, e nella penombra i pensieri erano confusi. Fuori, la sacra notte era buia come non mai. Mentre il camino si spegneva, udivo una lontana melodia, e il gatto cercava le mie carezze. Poi un misterioso silenzio, e nell'oscurità lampi di luce, e una falena si posò sulla mia spalla. Una placida malinconia mi prese per mano, e mi accompagnò in quel luogo ignorato e senza nome, dove da ragazzo raccolsi timidamente un fiore. E nell'oasi rividi il tuo volto, e i tuoi occhi che mi cercavano. 

Improvviso, un vento furioso forzò la finestra della stanza, chiamando "Aisha", e dalla mia spalla scomparve la falena. Edgar Allan Poe scriveva: "La vita è sogno". Io penso che anche le ombre siano sogno. 

domenica 10 ottobre 2021

Le ombre del passato

 

In quel borgo montano, dove da bambino giocavo col mio adorato gatto, non c'è più nessuno. Ma di notte cantano ancora gli usignoli, e le stelle si avvicinano per ascoltare. Nei boschi si nascondono gli dèi, e a volte scendono gli angeli a far loro compagnia. Vicino alla Maestà sono cresciuti due gigli bianchi, e alcune roselline si aggrappano alle mura cadenti. Nel silenzio si sente il profumo di Dio, e il volto triste della Madonna trattiene il pianto. Nella fontana si specchia la luna, che cerca le ombre del passato. 

Una sorgente nascosta mi sussurra la storia lontana di una bambina smarrita in un deserto, quando il cielo era una cupola di stelle. Cerco di farla tacere fino a quando si spegnerà il tramonto. Ora mi chiedo: perché da vecchio sono tornato lassù, per un giorno, dove qualcuno mi portò da bambino?

domenica 20 giugno 2021

Al tramonto

 

I tuoi occhi custodivano i sogni dell'alba e i colori dei dolci tramonti d'ottobre - e ti ho perso per sempre nell'immensa notte del deserto mentre il vento taceva. Solo la sabbia conosce i segreti delle tue parole. Non volevo che il vento violentasse la tua ombra, e raccontasse quella storia. È per questo che ho portato la tua ombra in un rigagnolo d'acqua celeste, nascosta lungo i pendii boscosi di Casa del Monte. È lì che da bambino mi rifugiavo, parlavo e giocavo col mio amico gatto, Ghefo. 

Quassù, quando i tramonti si spengono, mi appare il volto di un angelo smarrito. Chiamami al tramonto, e io ti sentirò. 

domenica 10 gennaio 2021

La quercia e la fontana

 

Da sempre sognavo e speravo di tornare in quel borgo dove mi portarono da bambino. La macchia aveva cancellato le tracce dei sentieri. Considerando i miei autunni, non sarebbe stato facile arrivare fin lassù. Ma il desiderio di rivedere quel borgo era troppo intenso. Mentre salivo, dalle tane occhi dallo sguardo amico e incoraggiante. Forse mi aspettavano. Tra le mura delle case cadenti del borgo, edere aggrappate e qua là sterpaglie disordinate. Solo la vecchia quercia e la fontana erano rimaste come allora. 

Chiesi: "Mi riconoscete?". La quercia rispose: "Tu sei quel bambino che sedeva sotto la mia ombra con un gatto bianco e nero, che chiamavi Ghefo". E la fontana: "Tu sei quel bambino che si specchiava nelle mie acque in braccio a una signora". E io dissi: "Vorrei sapere altre cose". Risposero all'unisono: "Non vogliamo e non possiamo dirti altro. Qui sono rimaste le ombre. Il vento le cerca, e parlano soltanto con lui. Noi guardiamo il cielo". 

domenica 22 novembre 2020

Sotto un cielo

 

Da vecchio, con passi lenti e faticosi, sono salito fin lassù, a Casa del Monte, dove vissi da bambino. Dopo tanto tempo, volevo ascoltare le porte del silenzio. Trovavo solo lo sguardo duro e muto delle pietre, che conservano segreti, misteri e ricordi. Tra gli sterpeti, un fiore solitario sotto un cielo pensieroso, e lo sguardo curioso di un gatto.

domenica 23 agosto 2020

Solo il vento

 

Quel giorno la fontana taceva, e il cielo era azzurro. Gli alberi tristi temevano il vento, e il cielo sempre azzurro. Nelle siepi si stavano spegnendo le melodie degli uccelli, e il cielo era ancora azzurro. L'eco di una misteriosa campana feriva il grande silenzio che regnava a Casa del Monte, e nel cielo azzurro vagava una nube. Una donna, con una lunga gonna e un velo nero in testa, posava fiori di bosco nella Maestà, davanti al quadro della Madonna. Mentre partivo, il gatto mi guardava sgomento. 
Tu sai che solo il vento del deserto conosce la nostra storia, e la malattia di quel ricordo. Ho detto al vento di portarti la mia ombra. Questa volta non posso mandarti i miei versi: hanno i colori della malinconia infinita, e le luci delle nebbie dei lunghi autunni.

domenica 16 agosto 2020

Il gatto

 

Novembre stava finendo, e nei castagneti riposava la nebbia. In un metato le castagne si stavano essiccando lentamente. Dagli alberi, si staccavano silenziose foglie morenti, e un vento tranquillo le accompagnava sul terreno umido e nei fossi. Tra le foglie camminava un ghiro alla ricerca di un ricovero, per difendersi dall'inverno. Gli occhi di un gatto selvatico mi osservavano attentamente e con interesse. Per un momento, ricordai quel gatto che, da bambino, mi fu compagno e amico. Al ritorno, pensai al prossimo autunno. Ma lo sguardo e la luce degli occhi di quel gatto non mi abbandonava.
Ora un dubbio mi assilla: quello era il gatto della mia infanzia?

domenica 8 dicembre 2019

Visione

Solitario, vecchio e un poco stanco, raggiungevo quella radura silenziosa che guardava e ascoltava le parole del cielo. La luce del tramonto mi accompagnava. Nel silenzio cercavo una visione che il tempo non aveva cancellato.
Se ancora ci sei, ti vedo camminare, stanca e anonima, in una città vecchia e nobile, dove in ogni angolo è rimasto e rimarrà l'eco del tuo canto. Se mi ricordi, in quel luogo assolato e sperduto in cui c'incontrammo, sarai sorpresa. Sognerai un bambino seduto davanti al camino, assieme al suo inseparabile gatto, e Casa del Monte dipinta dalla neve, e la fontana con l'acqua gelata che tace.

domenica 10 novembre 2019

Novembre

Tornava nella casa dov'era nata e cresciuta, per ricordare e vivere con quel sogno. Ma a novembre se ne andò per sempre, rapita da una nuvola leggera. Le nebbie riposavano nei sentieri spogli e gettavano un velo sulle foglie morte. Su un vecchio tronco, pendeva un ramo nero in balia del vento.
Tornavo lassù a novembre per ascoltare i racconti delle nebbie autunnali. La porta della casa era aperta, e un gatto attendeva che qualcuno tornasse a cercare cose dimenticate. Nella Maestà, in parte diroccata, giaceva il quadro della Madonna. Sui sassi erano rimaste le impronte di vecchie lacrime, che il tempo non può cancellare. Mentre guardavo quell'immagine, la nebbia si tingeva d'azzurro.
Tornerò a Casa del Monte per piangere a novembre.

domenica 11 agosto 2019

Da bambino

Da bambino, ho vissuto dove i sentieri portavano nei boschi di castagni e di antiche querce. Amavo il sole d'autunno, le nebbie, e le cupe notti misteriose e tormentate dai venti. Ascoltavo le sinfonie delle sorgenti e i loro racconti, mentre le acque scorrevano tra le erbe profumate, e si sentiva il tonfo delle castagne e delle ghiande sul terreno umido e dal colore spento.
Di sera, seduto davanti al camino, l'amico gatto, accovacciato sulle mie gambe, a ogni scoppiettìo della legna apriva gli occhi e mi fissava e, rassicurato, li chiudeva. Un vecchio saggio raccontava fole e leggende, e ogni s'interrompeva per prendere un tizzone e ravvivare la pipa. Poi una preghiera, e il segno della croce. Sul tavolo, che profumava di abete, veniva acceso il lume a petrolio. Serviva per far luce e salire sulla scala a pioli che conduceva alle camere.
Questo è un mondo che non c'è più, e fa sorridere chi legge queste righe. Ma era un mondo migliore, e i sogni non erano ancora stati distrutti.

domenica 24 febbraio 2019

La siepe

Lassù, sotto cieli azzurri, vivono e riposano le ombre. I boschi, le piante, i fiori e le fonti custodiscono la mia anima. Lassù, è rimasto il nulla, cioè tutto: il mito, lo spirito e il volto della leggenda. E il cabaret della vita è lontano.
Non posso tornare lassù, farei troppo rumore e rimarrebbe un'eco triste, un'eco umana. I poeti scrivono che le stelle sono monache eterne. Penseranno loro a gettare uno sguardo su quel quadro di Madonna dagli occhi dolci, adagiato in un angolo di quella maestà in disfacimento. Vicino c'è un'intricata siepe, e a primavera si riempie di timide roselline bianche. È lì che da bambino ho sepolto il mio gatto, ed era aprile. Il vento, che lo sa, mi vuole bene e scuote dolcemente quei petali delicati che cadono leggeri sulla minuscola tomba.
A volte, tra la nebbia della città, torna la luce della tua immagine.

domenica 10 febbraio 2019

Il gatto

Tutto è come allora, lassù. È rimasto solo il silenzio. Il cielo ha aperto una porta e un angelo mi sorride. Una nuvola rosa, dal fascino dolce e misterioso, riposa sulla cresta del monte. Un gatto, dagli occhi macchiati di ricordi, mi guarda, e incerto se ne va. Forse cercava una carezza.

domenica 5 agosto 2018

Il gatto

Ricordo che era autunno lassù, in quel borgo abbandonato. Immaginavo una donna, con una lunga gonna logora, che insieme a un bambino andava a una fontana, dove scorreva acqua azzurra.
Nella pallida luce autunnale, tutto sembrava vero: volevo chiedere di loro, ma non c'era nessuno.
L'acqua della fontana era sempre azzurra. Guardavo un gatto seduto su un sasso tappezzato di muschio. Se ne accorgeva e girava la testa verso il silenzio del sentiero.

domenica 20 novembre 2016

I sassi

Il  sole  d'estate  riposava  su  quelle  mura  di  sassi  cadenti, e  ascoltava  le  voci  dei  silenzi  nascosti  tra  le  ombre. Profumo  di  erbe  incolte e, qua  e  là, qualche  fiore  solitario. Seminascosto, lo sguardo  misterioso  di  un  gatto  mi  fissava. La  memoria  generava  sofferenza  e  sogno. Una  zona  d'ombra  attirava  tra  quelle  pietre  la  mia  attenzione. Nell'angolo  più  buio, il  tuo  volto  scolpito  come  nelle  facciate  delle  cattedrali. Capivo  che  non  avrei  mai  potuto  tenerti  per  mano.



(L'immagine  è  tratta  da: https://geograficamente.wordpress.com/2015/07/26/paesi-dimenticati-quale-destino-proposte-di-ritorno-alla-vita-dei-luoghi-abbandonati-con-aree-metropolitane-in-ogni-territorio-con-la-concessione-gratuita-di-edifici-a-immigrati-ritorn/)

domenica 21 giugno 2015

Il gatto

Vecchio  e  stanco, sedevo  nel  portico  su  una  sedia  bassa  e  traballante. Ogni  tanto, le  roselline  rampicanti  perdevano  petali  e  i  ricordi  mi  guardavano. Il  sole  abbandonava  l'orizzonte,  mentre  qualche  stella  si  era  già  accesa. Dalla  boscaglia  si  udiva  il  canto  delle  felci, mentre  gli  gnomi  si  preparavano  per  la  notte.
Con  passi  lenti  e  pesanti, entravo  nella  mia  camera. Ma  tu  vivevi  sotto  cieli  lontani  e  non  sentivi  quel  lento  camminare. Intanto, il  mio  amico  gatto  si  adagiava  vicino  a  me, guardandomi  di  nascosto  con  occhi  tristi.

giovedì 22 marzo 2012

E manca l'azzurro

Sopra di noi, un cielo azzurro che toccavamo quasi con le mani. Un angelo nascosto catturava il tuo sorriso. Prima di giungere alla piccola radura, dove ci attendeva un'acqua profumata tra foglie verdi e muschio, un gatto selvatico ci guardò con occhi curiosi e dolci. Quando scendemmo, volavano rondini.

Ora, da questa piatta pianura i cieli sono lontani. E manca l'azzurro.