Visualizzazione post con etichetta gigli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gigli. Mostra tutti i post

domenica 28 novembre 2021

La nube solitaria

 

Le ombre, mosse dal vento, danzavano nella pace primordiale della foresta. Nelle sorgenti e nei rigagnoli di acque chiare, si specchiavano gigli e corone di fiori di ogni colore. Sugli alberi le foglie macchiate di cielo aspettavano gli angeli, tra gioiosi canti di uccelli. Erranti foglie autunnali addormentate si lasciavano trasportare felici da acque azzurre. Questo fu il nostro meraviglioso mondo, un universo dove la morte si rinnova. Durò un'estate, e profumava di paradiso.

Ora vago solo nella foresta, e cerco la melodia del tuo passo leggero, e la luce di un sogno. Cerco di capire. Il ricordo tace e il dolore trattiene il pianto. Perché quella nube alata e solitaria ti portò via?

domenica 10 ottobre 2021

Le ombre del passato

 

In quel borgo montano, dove da bambino giocavo col mio adorato gatto, non c'è più nessuno. Ma di notte cantano ancora gli usignoli, e le stelle si avvicinano per ascoltare. Nei boschi si nascondono gli dèi, e a volte scendono gli angeli a far loro compagnia. Vicino alla Maestà sono cresciuti due gigli bianchi, e alcune roselline si aggrappano alle mura cadenti. Nel silenzio si sente il profumo di Dio, e il volto triste della Madonna trattiene il pianto. Nella fontana si specchia la luna, che cerca le ombre del passato. 

Una sorgente nascosta mi sussurra la storia lontana di una bambina smarrita in un deserto, quando il cielo era una cupola di stelle. Cerco di farla tacere fino a quando si spegnerà il tramonto. Ora mi chiedo: perché da vecchio sono tornato lassù, per un giorno, dove qualcuno mi portò da bambino?

domenica 14 marzo 2021

Un vento

 

Qualcuno la portò lassù, e nessuno sa da dove. I suoi occhi erano macchiati dalle stelle e da segreti di malinconia. Temeva le nebbie gelide e i silenzi delle radure. In estate si sedeva sola sotto le ombre delle vecchie querce, e sorrideva. In inverno, quando nevicava, guardava il cielo e piangeva. Osservava l'azzurro del cielo e cercava orizzonti lontani. Ma le montagne lo impedivano e baciavano i tramonti. Lei diventava triste, e nei suoi occhi la malinconia delle stelle. 

Un giorno sparì. Nessuno seppe come e perché. A volte, un vento che viene da lontano si ferma alla sua finestra chiusa. Quando se ne va, rimane profumo di gigli, e l'eco melodiosa di una sorgente, e l'ombra triste di un poeta solitario. 


martedì 29 aprile 2014

Nella radura

Salivamo  lassù, dove  lo  sguardo  non  conosce  confini, e  i  tuoi  occhi  si  confondevano  con  l'azzurro  del  cielo. Seduti  sui  rami, gli  angeli  ci  salutavano  al  suono  d'invisibili  violoncelli, e,  in  fondo  alle  scarpate,  sorridevano  delicati  fiori  alla  ricerca  del  sole. Un  vento, un  malinconico  vento, ascoltava  i  nostri  sogni  e  li  portava  lontano. Nella  radura, l'icona  della  Madonna  col  bambino  era  sbilenca, con  lo  sguardo  triste; vicino, erano  nati  gigli  bianchi  e  profumati, bagnati  da  un  sottile  rigagnolo  color  cristallo.
Oggi, in  un  giorno di  sole, con  passo  lento  e  pesante, capelli  radi  e  d'argento, sono  salito  fin  lassù  per  sentirmi  ancora  in  vita. Regnava  un  silenzio  strano  e  misterioso. Ho  gridato  un  nome, ma  l'eco  non  ha  risposto. Mentre  scendevo, i  sassi  del  sentiero  raccontavano d i  te.

martedì 19 febbraio 2013

La voce dei monti

D'improvviso  arrivò  un'eco. Era  la  voce  dei  monti  che  chiamava  un   figlio. Mentre  risalivo  quei  sentieri, ascoltavo  il  sussurro  degli  alberi, le  melodie  degli  uccelli - e  le  rose  selvatiche  sorridevano  al  sole. Mi  arrivavano  suoni  impercettibili. Bevevo  acqua  che, scendendo, bagnava  gelsomini  e  gigli  bianchi, e  dissetava  le  creature  di  quei  luoghi  silenziosi. Poi  attendevo  la  notte  per  dialogare  con  la  luna  e  le  stelle: ero  sicuro  che  mi  avrebbero  indicato  roveti  e  grandi  radici  di  alberi  troppo  vecchi.

venerdì 23 aprile 2010

La valle silenziosa

Incastonata tra alte cime, un tempo quella valle silenziosa sorrideva al cielo. Non l'abita più nessuno. Chi vi passa si accorge del suo triste stato. Ci sono campi pieni di viole, gigli che aspettano il vento per sussurrare ricordi a una tomba senza nome. C'è acqua che scorre, mentre dalle alture scende aria profumata.
Il sentiero sassoso vorrebbe ascoltare una dolce voce lontana, sperando non si spenga il ricordo. Il sole penetra lento fra strette mura cadenti: sembra voglia scoprire qualcosa. Quando arriverà la luna, farà sognare un altro domani.
Vorrei tornare lassù per piangere di gioia, e riascoltare il rumore dei passi di mia madre.