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domenica 17 maggio 2026

La tua voce

Da molto tempo, la porta e le finestre di quella casa sdraiata sotto il monte, tra le nuvole, sono aperte. Di notte, sotto l'olmo piange la fontana, mentre il cielo ascolta. Nelle vuote stanze, sospesi tra le ombre delle pareti tacciono i ricordi abbandonati. Dagli armadi odori di muffe e cose mai dimenticate. Negli angoli dei soffitti riposa una luce silenziosa, dove i ragni hanno tessuto le loro sottili tele.

Di notte, una slavina ha trascinato la casa nel torrente. All'acqua che scorre le pietre della casa raccontano di te. Vorrei raggiungere il torrente per ascoltare, ma sono troppo vecchio e le mie gambe sono stanche. Il tuo silenzio è rimasto nel bosco. Perché non rispondi alle mie parole? Per non dimenticare la tua voce ascolto un lied del divino Schubert, e una dolce malinconia attenua il dolore. 

domenica 26 ottobre 2025

Il profumo delle rose

Nel mese delle rose scesero gli angeli e ti portarono in cielo. I fiori piangevano e non sentivi la mia voce, e di te rimaneva solo il profumo delle rose. A quando il tuo ritorno? O rimarrà spenta per sempre la luce dell'attesa? Lungo il muro della tua casa ho messo una sedia che ti aspetta, e nel cortile, vicino alla fontana, la vecchia quercia, attenta, scruta il cielo. 

Da sempre, in autunno, nei miei boschi silenziosi mi appare un'ombra malinconica che, improvvisa, scompare. Da un cipresso sento una voce o forse un'eco. Sei tu che mi chiami? Nell'orizzonte, sfumature di nebbia azzurra e nell'aria la melodia di un pianto.  

domenica 7 settembre 2025

Dove ti cercherò?

 Da quando hai dimenticato il tuo poeta, lassù, nei nostri sentieri solitari, tacciono flauti e cembali, e gli angeli sono fuggiti. I fiori che amavi tanto, e che raccoglievo per te, sono pallidi e non sorridono più e cercano l'aiuto del cielo. Per non farli piangere, ne raccolgo qualcuno fingendo di aspettarti. La tua casa, sospesa nei silenzi dell'azzurro, è diventata la dimora degli angeli. Non senti che un vecchio bussa alla tua porta? Perché non apri? Dove ti cercherò? A volte, di notte, sento strani rumori e lunghi lamenti che feriscono il cuore. 

domenica 29 giugno 2025

Quella notte

Quella notte le stelle erano scese per rapirci. Nelle sfere celesti, udivo la melodia infinita del Parsifal, che accompagnava il volo degli angeli. La bambina mi fissava e, entusiasta, batteva le mani di gioia. Aisha sorrideva felice, prendendomi per mano. All'alba, lo squillo della sveglia e il parlottare dei compagni spegnevano il sogno e rimaneva un'immensa tristezza. 

Ora, un po' curvo, assieme all'amico bastone siedo sul portico della mia vecchia casa, in un borgo montano. Qualcuno, quando passa, mi fa un segno con la mano e io rispondo con un sorriso; poi chiudo gli occhi e chiedo: "C'incontreremo ancora nel deserto sotto le stelle?".

domenica 6 aprile 2025

Non fare rumore

È maggio e, sopra di te, la luce della montagna mentre cammini sul sentiero che porta alla tua casa. Fermati e ascolta. Non senti lamenti di dolore tra le viole di bosco cullate dal vento? Solleva lo sguardo al cielo e sentirai le parole di chi, un giorno, fu il tuo poeta, e tornerai a sognare ricordi senza tempo. Non andare via, rimani ancora un po'. C'è una pietra chiazzata di muschio verde, dove è cresciuto un fiore solitario che da sempre ti aspetta. Regalagli l'eco della tua voce, ha bisogno del pianto. 

Quando te andrai, non fare rumore. 

domenica 23 marzo 2025

Erinnern

Sentieri sommersi di memorie, tra solitudine e silenzi, piangono la nostra assenza. Il vento, quando passa, si ferma e ascolta echi lontani, poi piange e se ne va. Vorrei salire fin lassù e rivedere la tua casa, baciata dall'azzurro di un cielo che non ho dimenticato. Ma non posso. Sono troppo anziano e, sul mio volto, il sorriso del tramonto. A volte, ricordare m'intimorisce e sogno il cielo di primavera a farmi compagnia. 

Ci sono ancora, nel cortile sotto la quercia, quelle due sedie? Dimenticavo che quel piccolo borgo, nascosto sulle alture dell'appennino, ha un nome: I Boschi.

domenica 16 marzo 2025

War es wer

Quella notte di un lontano giorno di metà novembre, gravava una fitta, densa nebbia nel piccolo borgo di Casa del Monte. Solo una porta era aperta come un'attesa. Un uomo, o forse un monaco, con un lungo tabarro nero, entrava furtivo in quella casa. La porta veniva chiusa e il pianto di un bambino interrompeva lo strano, misterioso silenzio in quella notte di metà novembre. Forse è una leggenda, ma i montanari raccontano che, a metà novembre, quando la nebbia è fitta e densa a Casa del Monte, il fantasma di una nobile signora si aggira davanti a quella casa ormai in rovina e ascolta lamenti lontani. 

domenica 16 febbraio 2025

Il vecchio, il gatto e il tango

Questa è una storia vera che, raccontata oggi, può far sorridere. Erano i lontani anni Cinquanta del secolo scorso. Nel mio piccolo borgo dell'appennino tosco-emiliano, era tornato un vecchio dall'Argentina, dove non aveva trovato fortuna. Quando parlava il dialetto, l'alterava e, nel borgo, veniva chiamato "l'argentino". 

Si diede da fare e, in qualche modo, sistemò la sua casa malridotta. Sradicò ortiche,erbacce e sterpaglie da un fazzoletto di terra e vi fece un orto. Impagliò una vecchia sedia e aggiustò una panca, per poi portarle sul portico. Sulla sedia mise un grammofono e ogni giorno, prima del tramonto, prese l'abitudine di sedersi insieme al gatto sulla panca e ascoltare un tango. 

Io ero un bambino e sia il vecchio sia il gatto si affezionarono a me, come io a loro. Quel vecchio, arrivato in silenzio, se ne andò per sempre in un giorno d'estate, quando il sole fatica a morire. Di sera arrivò il sacerdote per recitare il rosario. Io ero sul portico insieme al gatto, che non mi abbandonava. Qualcuno chiese al sacerdote se fosse possibile ascoltare un tango o se fosse un peccato. Il sacerdote diede il suo consenso e si fermò ad ascoltarlo. 

A me rimase il gatto, il ricordo di quel vecchio e le struggenti note del tango.

domenica 10 novembre 2024

Il vecchio e il borgo

Erano gli anni Cinquanta del secolo scorso e io ero un bambino. Nel mio borgo solitario, un vecchio era tornato dall'Argentina, dove non aveva fatto fortuna. Parlava il dialetto con qualche difficoltà, e i pochi abitanti del borgo lo chiamavano "l'argentino". 

In qualche modo riuscì a sistemare la sua vecchia casa. Sradicò anche ortiche, erbacce e sterpaglie da un fazzoletto di terra, che trasformò in un orto; poi aggiustò una vecchia panca e una sedia, che mise sul portico. Sulla sedia sistemò un grammofono e ogni giorno, prima del tramonto, prese l'abitudine di sedersi sulla panca e ascoltare un tango con un gatto sulle ginocchia. Entrambi, stranamente, si affezionarono a me.

In un giorno d'estate, quando sembrava che il sole non volesse morire, quel vecchio se ne andò senza fare rumore. Al tramonto arrivò il curato per recitare il rosario, mentre io ero sul portico con il gatto che non mi abbandonava. Qualcuno chiese al sacerdote di poter ascoltare un tango.

Ora sono vecchio e abito in città. A volte, quando cala il tramonto ascolto un tango, e il mio gatto si posa pensieroso accanto a me.

domenica 14 gennaio 2024

Il fantasma

Nonostante il peso degli anni, ero tornato per un giorno lassù, in quel borgo mai dimenticato dove avevo vissuto la mia infanzia. I vecchi come me raccontavano che, di notte, sui pendii di Casa del Monte, camminava il fantasma di una nobile signora. 

Quando la notte è più profonda e satura di mistero, la signora entra in quella casa fatiscente, abitata da silenzi che solo il vento conosce, ma che non può e non vuole raccontare. Un vecchio, dallo sguardo sfuggente, timidamente dice: "A volte, quando il fantasma esce da quella casa, si ode il pianto di un neonato". 

domenica 30 aprile 2023

Lo sguardo

 

Ero straniero in quel paese lontano. Una tragica notte, in un luogo senza nome, mi prendesti per mano con lo sguardo di una madre. 

Sotto i tetti pericolanti della mia vecchia casa, a primavera, tornano e nidificano le rondini. Raccontano che, vecchia e stanca come me, di notte torni sulla sabbia scura del deserto e attendi quella stella solitaria che ti parlerà di me.

Quando il tramonto abbandona il profilo della montagna e l'orizzonte si colora di sfumature tristi anch'io, vecchio e stanco, ti cerco, e di notte sogno il pianto di una bambina. 

domenica 16 aprile 2023

I racconti delle stelle

 


Nel deserto, ho ascoltato i racconti delle stelle con lo sguardo attento della luna. Qualche volta, ho riposato nelle tua casa silenziosa, sotto l'ombra delle palme, e ho baciato l'angelico volto della bambina. Ora, nelle foreste della Garfagnana, ho dedicato il vostro ricordo a un luogo pieno di mistero, dove ascolto le parole del silenzio, mentre le stelle cullano il sonno dei fiori. 

Talvolta giungono echi lontani che cercano la mia tristezza fra le ombre. La nebbia è la mia luce e il mondo non mi appartiene. Io sono la vostra ferita. 

domenica 30 ottobre 2022

Il preludio

 

C'è un vento che di giorno mi cerca e al tramonto tace. La luce di una stella mi segue e, appena mi vede, si spegne. In un'oasi del deserto, Aisha cerca l'ultima, malinconica stella dell'alba, come un preludio d'amore. Poi chiude gli occhi e sogna di prendermi per mano come quella tragica e buia notte nel deserto. 

A Casa del Monte, sotto i tetti sconnessi della mia vecchia casa, a primavera tornano e nidificano le rondini che, disperate, mi cercano. Io vago e medito, confuso da sogni e ricordi, su sentieri nascosti tra ombre solitarie, sfiorate da timidi raggi di luce colorati di tristezze e lontani tramonti, ed è dolce il pianto. Coperti e protetti dalle foglie morte, invisibili steli attendono la primavera per rifiorire e profumare la tua ombra, che io bacerò. Aisha, cercami nei tramonti e mi troverai. 


domenica 5 giugno 2022

Le ultime luci del tramonto

 



In quella casa, dove avrei voluto portarti, vive il silenzio, che di notte ascolta la voce di una stella. Aisha! Quando le ultime luci del tramonto abbandonano la tua casa tra le palme, cercami. Io guarderò l'orizzonte nelle pieghe buie delle mie montagne, sotto un fragile cielo che nasconde misteri e segreti, e cercherò la luce del tuo sguardo. Solo allora avrò attimi di felicità. 

Lassù si è spento il respiro della mia casa. A primavera, sotto i tetti, le rondini raccontano, e qualcuno ascolta. Tace la melodia della fontana. 



domenica 29 maggio 2022

Quel giorno

 

Una nube macchiava l'orizzonte celeste. Da lontano, l'eco di un misterioso tuono. Mi muovevo adagio e con attenzione nel bosco novembrino, per non turbare gli ultimi sospiri delle foglie morenti.

Sui tronchi neri e spogli, sfumature di nebbie silenziose tra la quieta luce dell'autunno. In quei luoghi, dove a primavera, da bambino, giocavo solo, nascono fiori selvaggi. Ricordavo che fu lì, in un giorno di primavera, che si avvicinò con passi lievi una nobile signora. Mi accarezzò senza dirmi niente, e lentamente se ne andò. Quel giorno, tornavo bambino come allora, e credevo ancora a un sogno nascosto. Dai pendii scendeva lenta una nera foschia. 

A maggio, sotto i tetti della mia vecchia casa, chiacchierano le rondini. 

domenica 15 maggio 2022

Nessuno deve sapere

 



Nubi bianche, velate d'azzurro, sfioravano l'arco dei monti, e avrei voluto perdermi lassù con loro. Abbandonavo il sentiero muto, e, solitario, m'inoltravo nei boschi tra la pace delle ombre. Sognavo cieli lontani e orizzonti sfumati.

Nel silenzio, m'illudevo che la melodia d'una sorgente mi portasse l'eco della tua voce. Quanto tempo è passato! Ho il cuore stanco, e a volte piango. Aisha, ricordi? Sono quel ragazzo che fuggiva nel deserto e mai le stelle erano state così vicine. Mi prendesti per mano, accompagnandomi alla tua casa, nascosta tra le palme. Ora sono vecchio e cerco ancora la tua mano. Nessuno deve saperlo. Riderebbero di me, e gli dèi si offenderebbero. 

domenica 1 maggio 2022

Tutti gli anni

 

Una nube azzurra baciava l'orizzonte. Nei miei boschi, le penombre erano piccole maestà, e tra gli sprazzi di luce il volto della Madonna. Un timido vento giocava con il fitto fogliame, e nell'aria una musica celeste, e la mia mente vagava lontana. Rivedevo quella bambina che, sotto le palme, guardava la luce malinconica della luna, e nell'oscurità gli occhi di Aisha. 

La mia casa vuota è senza voci, la porta è spalancata, le finestre sono aperte e i vetri sono rotti. Sotto il tetto c'è un nido, e tutti gli anni una coppia di rondini torna a primavera.

domenica 10 aprile 2022

Vicino alla tua casa vuota

 

Passavo vicino alla tua casa vuota, ombreggiata da un'antica quercia, dove si perde il sentiero. Nel silenzio, il suono di una foglia caduta nella fontana mi raccontava sogni spenti. Di sera  i fiori, prima di addormentarsi, raccontano alle pietre la nostra storia. 

Quando veli di nebbia sfiorano il tramonto, scende una melodia infinita. Ascolta gli echi di ore antiche, e li porta lontano. Tra le linee dell'orizzonte vedo la tua immagine confusa. Nel pensiero mi appartieni, e quando sogni mi cerchi. Di notte, una falena riposa nella finestra della mia camera, e all'alba scompare. 

domenica 27 marzo 2022

La tua mano

 

Era un giorno di primavera. Con l'aiuto del mio bastone ero salito a Casa del Monte, dove qualcuno mi aveva portato da bambino. Della casa era rimasto ben poco. Un gatto mi guardava con gli occhi tristi. Sulle alture, cumuli di nubi bianche, bianche come i miei capelli. Nel cielo voli di uccelli e, tra le erbacce incolte, la luce di piccoli fiori. 

Mentre camminavo nel silenzio del bosco, scorrevano ricordi di quando, bambino, bevevo alla sorgente che scorre tra foglie dal profumo di menta e di limone. Da una lunga ombra, mi chiamava una voce lontana. Chiudevo gli occhi e rivedevo lo sguardo amico della luna nel deserto sconfinato. Smarrito e confuso, mi prendevi per mano e mi portavi alla tua casa. Aisha: se ancora ci sei, fermati e guarda l'acqua che scorre nell'oasi. Vedrai l'ombra di un ragazzo diciottenne che da sempre cerca la tua mano. 

domenica 6 febbraio 2022

L'ombra della tua mano

 

Antichi sentieri, solitari e muti, conducevano alla tua casa nascosta nei boschi. Quel luogo era amato da un poeta sognatore. Quando camminavamo nell'incanto dei boschi, gli angeli curiosi ci guardavano. Da quando non ci sei più, la tua casa è un rifugio degli dèi, fuggiti dagli uomini. Il cielo si specchia in una sorgente, e mi racconta di te. Qua e là giace qualche tronco spezzato, ed echi confusi della tua voce. Vorrei che l'ombra della tua mano mi accompagnasse sui quei sentieri silenziosi e muti che portano alla tua casa.