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domenica 24 aprile 2022

Una voce lontana

 

Camminavo in silenzio, meditando, nel folto dei boschi che tanto amavo, e mi sentivo come uno straniero. Vicino a me, ombre di vecchiaia e luci di solitudine. Le querce, figlie dei monti, mi sussurravano parole antiche, e piccoli fiori ascoltavano. Nella quiete, la melodia di una sorgente, e l'odore di muschi sfiorati da una placida luce. Raggi di sole sulle ombre creavano la tua immagine, colorandola di nostalgia. Da un vento amico, un preludio di Chopin, e una voce lontana mi chiamava. 

Ricordi quando sotto la luna, nel deserto, ti raccontavo del mio piccolo borgo lontano, nascosto tra i verdi pendii del dolce appennino? Di notte, le ombre si spengono, e ti sogno assieme a una bambina che ti sorride e cerca la mia mano. 

domenica 28 giugno 2020

La nebbia d'autunno



A Casa del Monte si sono spente le voci, e sono rimasti gli echi. A volte, il vento si ferma ad ascoltare, e lentamente muore. Al tramonto scorrono nuvole, e indifferenti se ne vanno, catturate dal cielo. In estate le ombre delle querce lasciano filtrare qualche raggio di sole sulle rovine di quella casa, e ascoltano. In autunno la nebbia si posa leggera, per non ferire quelle rovine; poi si addormenta e sogna.

domenica 29 settembre 2019

Quel giorno

Percorrevo i sentieri di Casa del Monte per ritrovare i ricordi e i sogni di un tempo. Quel giorno le radure erano brulle, e il sole guardava altrove. Dall'alto delle querce, rumori ed echi oscuri. Quella sorgente che, mentre scorreva, mi parlava di te era una pietraia. Dalle alture scendeva la nebbia, portando immagini lontane - e tacevano i boschi.
Un vento sottile e crudele tormentava i miei sogni. Su quei muti e funerei sentieri, questa notte sognerà la luna.

(L'immagine è tratta da: https://www.fotocommunity.it/photo/nebbia-dautunno-giorgio-bornaccini/32338866)

domenica 11 agosto 2019

Da bambino

Da bambino, ho vissuto dove i sentieri portavano nei boschi di castagni e di antiche querce. Amavo il sole d'autunno, le nebbie, e le cupe notti misteriose e tormentate dai venti. Ascoltavo le sinfonie delle sorgenti e i loro racconti, mentre le acque scorrevano tra le erbe profumate, e si sentiva il tonfo delle castagne e delle ghiande sul terreno umido e dal colore spento.
Di sera, seduto davanti al camino, l'amico gatto, accovacciato sulle mie gambe, a ogni scoppiettìo della legna apriva gli occhi e mi fissava e, rassicurato, li chiudeva. Un vecchio saggio raccontava fole e leggende, e ogni s'interrompeva per prendere un tizzone e ravvivare la pipa. Poi una preghiera, e il segno della croce. Sul tavolo, che profumava di abete, veniva acceso il lume a petrolio. Serviva per far luce e salire sulla scala a pioli che conduceva alle camere.
Questo è un mondo che non c'è più, e fa sorridere chi legge queste righe. Ma era un mondo migliore, e i sogni non erano ancora stati distrutti.

domenica 1 luglio 2018

Le querce

Non rivedrò più i miei monti che respirano l'azzurro del cielo. Non sentirò più il calpestio dei sassi, e la melodia delle sorgenti. Non camminerò più sui sentieri solitari, compagni e amici. Vivranno come sempre, tra le rive dei fossi, quei timidi fiori che il sole illuminerà. Antiche querce, sentinelle del silenzio e guide del vento, conoscono quella storia e la racconteranno alle stelle.
Tu mi cercherai tra nuvole rosa, ma non potrò vederti. In questa città, lo sguardo non riesce a catturare il cielo: è un cielo spento e assente, e anche le stelle non sanno brillare.

lunedì 6 giugno 2016

Di notte

Lassù  su  quell'altura, c'è  un  borgo  da  tempo  diroccato, e  antiche  querce  ne  sono  sentinelle. Di  giorno, quel  pezzo  di  cielo  dipinto  dagli  angeli  ascolta  il  silenzio  di  quel  borgo, mentre  il  vento  tace. Di  notte, si  avvicinano  stelle  che  luccicano  di  malinconia  trattenendo  i  volti  di  chi  è  partito.

sabato 30 aprile 2011

I sassi

Vorrei dire: portami via con te. Ma tu eri fragile, da tempo non sei più.

Temo la città. Di notte non voglio vedere i lampioni, mi guardano malvagi. Ricordi? Eri esile e bionda, portavi scarpe grosse, e io sorridevo. Attraversavamo boschi di castagni, di querce e di cerri, giungevamo dov'erano lamponi e mirtilli, e io te
ne offrivo qualcuno. Il monte, assieme al cielo azzurro macchiato da nuvole biancastre e buone, ci sorrideva e aspettava.

Le stagioni rinnovano tutto. Ma i sassi sono quelli di allora, non cambiano mai. Non dimenticano il rumore dei nostri passi. Se mi senti, e lo spero, vieni a prendermi e portami dove sei tu.

venerdì 30 ottobre 2009

D'autunno attraversai

D'autunno attraversai molte volte quelle folte selve in compagnia del cielo. D'autunno attraversai molte volte quelle folte selve mentre infuriavano temporali, ed era bello ripararsi dentro a incavi di querce secolari. D'autunno attraversai molte volte quelle folte selve durante i tramonti; spesso mi pareva di udire una voce lontana e sconosciuta, mentre l'eco me la riportava vera.

(Foto tratta da: http://www.valtaro.it/caccia2003/)