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domenica 26 luglio 2026

Ero tornato


 Ero tornato da lontano nel mio piccolo borgo senza più voci. La fontana e la vecchia quercia si ricordavano di me, e tra le ombre il cipresso taceva. Nella piccola Maestà, il volto dolce e malinconico di una Madonna mi sorrideva, e udivo le parole di Aisha: "Antonio, quando ritornerai nel tuo verde appennino, pensami, ma ti prego di non piangere". 

"Aisha, perdonami se oggi ho pianto". 

domenica 17 agosto 2025

Il canto della sera

 

Vecchio e solo, ritornavo nei boschi silenziosi e mai dimenticati, che furono amici e compagni della mia infanzia, e che da sempre, ansiosi, aspettano il mio ritorno. L'erba verde respirava il profumo dei fiori e delle fragole boschive. La vecchia quercia ascoltava i silenzi del cielo, e tu per sempre lontana. Un angelo mi prendeva per mano e mi portava in un sentiero azzurro, non battuto dall'uomo, e una passacaglia di Bach allietava il nostro cammino. Ma, durante le note della fuga, scesero gli angeli e ti rapirono. Eri tu, Aisha, quell'angelo che mi cercava? 

Al tramonto, scenderò fra le ombre dei fossi e ascolterò gli echi delle foglie spente. 

domenica 18 giugno 2023

Der traum

 

Avevo nostalgia del tuo cielo. Solo, ripercorrevo i sentieri scoscesi che un tempo mi portavano da te. Di anni ne erano trascorsi tanti. Volevo rivedere quel luogo che conserva gelosamente i miei sogni. Anche il mio cuore, vecchio e stanco, non poteva dimenticare. Quel giorno d'ottobre dorato le finestre della tua casa, a mezza costa, erano spalancate e senza ombra di esseri umani, e, quando passava, il vento cercava e piangeva. Tutto era rimasto come quando c'eri tu, e l'odore dei fiori autunnali non era cambiato. 

Sedevo su vecchio tronco di quercia, che non teme le nevi e le tempeste, e mi sembrava di averti vicino. Improvvise, nella mia mente echeggiavano le parole di una poesia di Kariotakis: i poeti non possono essere amati. Solitari e soli, non hanno amici, e devono tacere. E io aggiungo: lasciateli sognare, non disturbano nessuno, e non danneggiano la società. 

domenica 10 aprile 2022

Vicino alla tua casa vuota

 

Passavo vicino alla tua casa vuota, ombreggiata da un'antica quercia, dove si perde il sentiero. Nel silenzio, il suono di una foglia caduta nella fontana mi raccontava sogni spenti. Di sera  i fiori, prima di addormentarsi, raccontano alle pietre la nostra storia. 

Quando veli di nebbia sfiorano il tramonto, scende una melodia infinita. Ascolta gli echi di ore antiche, e li porta lontano. Tra le linee dell'orizzonte vedo la tua immagine confusa. Nel pensiero mi appartieni, e quando sogni mi cerchi. Di notte, una falena riposa nella finestra della mia camera, e all'alba scompare. 

domenica 22 agosto 2021

L'ultima foglia

 

In quel giorno di tardo autunno l'orizzonte era pallido. Tra un velo di nebbia, rintocchi di antiche ore da una campana. Dai rami denudati e neri cadeva stanca e lenta qualche foglia. Nella dolce tristezza dei boschi spenti, cercavo la tua ombra, e aspettavo le parole del vento. La nebbia s'infittiva, e sui sentieri ammorbidiva le dure pietre. Agli uccelli che volavano per tornare alle loro terre assolate ho chiesto di raccontarti la mia nostalgia, e il pianto di chi ricorda cose lontane. Da una grigia quercia cadeva l'ultima foglia color ruggine. 

domenica 10 gennaio 2021

La quercia e la fontana

 

Da sempre sognavo e speravo di tornare in quel borgo dove mi portarono da bambino. La macchia aveva cancellato le tracce dei sentieri. Considerando i miei autunni, non sarebbe stato facile arrivare fin lassù. Ma il desiderio di rivedere quel borgo era troppo intenso. Mentre salivo, dalle tane occhi dallo sguardo amico e incoraggiante. Forse mi aspettavano. Tra le mura delle case cadenti del borgo, edere aggrappate e qua là sterpaglie disordinate. Solo la vecchia quercia e la fontana erano rimaste come allora. 

Chiesi: "Mi riconoscete?". La quercia rispose: "Tu sei quel bambino che sedeva sotto la mia ombra con un gatto bianco e nero, che chiamavi Ghefo". E la fontana: "Tu sei quel bambino che si specchiava nelle mie acque in braccio a una signora". E io dissi: "Vorrei sapere altre cose". Risposero all'unisono: "Non vogliamo e non possiamo dirti altro. Qui sono rimaste le ombre. Il vento le cerca, e parlano soltanto con lui. Noi guardiamo il cielo". 

domenica 11 ottobre 2020

La quercia e il mistero

 

Un po' curvo, ripercorrevo le alture che mi avevano cullato da bambino. Ritrovavo una sensazione di pace, e la luce di una malinconia mai sopita. Lo sguardo del cielo baciava la silenziosa radura. Il sole vagava tra i pendii delle montagne, e cercava le ombre. Una vecchia quercia solitaria mi aspettava, per raccontarmi le parole del vento. Amareggiata e dispiaciuta come non l'avevo vista mai, sussurrava: da tempo il vento del deserto tace. A volte penso che mi abbia nascosto qualcosa. Avrò il coraggio di ritornare ad ascoltarla?

domenica 13 settembre 2020

Tramonto d'autunno

 

Il tramonto dipingeva di luci tenui i sentieri, e la vecchia quercia raccontava leggende di un tempo lontano. L'azzurro del cielo si stava spegnendo, e si sentiva il respiro delle montagne. Le viole cresciute sui muschi erano addormentate. Mormoravano le sorgenti, e da lontano rintocchi confusi di una campana. La luna macchiava di luce dorata le foglie, e sfiorava la mia tristezza. I silenziosi cipressi ascoltavano, ricordavano, e tacevano. Nel bosco è rimasta una rosa solitaria che nessuno raccoglie.

domenica 5 aprile 2020

La quercia ferita

Cadevano stanchi fiocchi di neve pallidi come i miei sogni, e gli uccelli silenziosi volavano alla ricerca di bacche rosse. Tra gli alberi spenti e nei fossi, i lamenti di un gelido vento smorzavano l'eco della tua voce, e lo sguardo del cielo era assente. Il peso della neve aveva spezzato un grosso ramo da una vecchia quercia, già mutilata dalle tempeste. Ora è un'ombra nera sulla neve.
A Casa del Monte, nella notte, si ferma il vento a una finestra: ascolta il pianto di un bambino e lo porta lontano.

domenica 12 gennaio 2020

Le parole del vento

A Casa del Monte, tra le macerie di quella dimora, era caduta la vecchia quercia. Aveva disperso sulle pietre nidi disfatti, e qua e là tracce di muschio. Camminavo in boschi ormai spogli, e, danzando, qualche foglia dorata si posava sulla mia spalla.Nei fossi, ombre bianche di brina e di foglie secche strapazzate dagli uccelli. Da una radura, mi sembrava di udire un lamento o forse un pianto. Niente di tutto questo. Era la voce del vento. Mi raccontava quella storia lontana, e mi diceva di non dimenticare quel sogno sepolto in una silenziosa duna. Al ritorno, scendeva la nebbia e si posava sonnecchiando sugli alberi spenti.
Nel mistico silenzio autunnale, tra la nebbia sempre più fitta, l'eco di un tragico flamenco.

domenica 23 giugno 2019

La quercia

Quel vecchio cogli occhi da bambino era tornato lassù, nel borgo spento e senza voci. In un giorno di sole riposava o, forse, sognava, sotto l'ombra di un'antica quercia ferita dalle tempeste. Come unico abitante di quel luogo muto, lo consideravo custode di lontani ricordi. Da buon montanaro, era di poche parole, ma il suo sguardo era un lungo racconto. Mi accennava di dune e deserti, e altre cose che non dirò. Fissandomi timidamente, diceva: "Quando cammini su quel sentiero, di notte si sente il pianto di un'ombra. Non tornarci".
Un anno dopo, ero lassù. L'erba sotto la quercia era bagnata da lacrime di stelle.

domenica 27 dicembre 2015

D'inverno

Con  passo  ormai  lento  e  incerto, sono  salito  lassù, nel  nostro  regno, dove  le  chiome  dei  grandi  alberi  guardano  il  cielo  e  parlano  di  te. In  questi  luoghi  silenziosi  e  solitari, dove  l'aria  è  pura  e  profuma  di  resine, cammina  la  tua  ombra. In  una  ferita  di  una  vecchia  quercia, ho  nascosto, lontano  dal  mondo, sogni  e  ricordi. D'inverno, la  nebbia  sottile  e  leggera  penetra  in  quella  ferita  della  vecchia  quercia  e  si  ferma  e  poi  ascolta. Sulla  corteccia, lascia  gocce  di  pianto. Da  nuvole  lontane, l'eco  del  tuo  clavicembalo.

(L'immagine  è  tratta  da: http://www.fotoplatforma.pl/fotografia/it/3770/)

domenica 10 luglio 2011

Terra perduta

Un piccolo borgo: case di sasso, un prato. Fiori di campo nella maestà, e il quadro di una Madonna dagli occhi benevoli. Nel giorno, rumore di birocci trainati da animali stanchi e rassegnati. Bambini che correvano nell'aia, mentre i contadini lavoravano sotto il sole senza lamentarsi.

Di sera, seduti su tronchi di quercia, tutti cantavano. Poi arrivava la buona notte. Alle porte nessun catenaccio. Che ne sarà di quel bambino, seduto in un angolo del portico, sempre in compagnia d'un gattino bianco e nero? Le scure creste segnavano i confini di questo piccolo mondo, al di fuori del quale tutto era estraneo.

Io sono uno dei pochi a saper ricordare.

(L'immagine è tratta da: http://www.montagna.tv/cms/wp-content/gallery/osteria-della-tensa/Il%20borgo.jpg)

sabato 5 marzo 2011

Nebbie d'autunno

Antica quercia, non essere triste se non mi vedi più salire su quel sentiero: non sei sola. La luna ti farà compagnia e le stelle ti racconteranno di me. Tranquilli castagni, le sottili nebbie d'autunno vi abbracceranno e, leggere, si poseranno sulle antiche ferite provocate dai furiosi temporali.

In quel silenzio ovattato sogneremo insieme, anche se vivo altrove. E voi, amici delle tane, sarete sempre nei miei ricordi, anche se non potrete più accompagnarmi e insegnarmi i segreti delle fitte macchie. Quando al mattino un timido sole accarezzerà quella casa dove le finestre sono chiuse da sempre, in un luogo in cui le nebbie sono tristi e grigie, c'è chi non dimentica, ma non spera più.

Mentre le castagne stanno essiccando, penso che sarebbe dolce morire lassù.

(L'imamgine è tratta da: http://3.bp.blogspot.com/_cbmcbwe7FPs/TNhtJ6GJ-6I/AAAAAAAAA8Y/83qhcJIxQW8/s400/castagneto.jpg)

domenica 30 agosto 2009

Il pensiero vola

Quassù le nubi giocano con il sole e il cielo. A sera se ne vanno, e lasciano spazio alle stelle. I nostri amici delle boscaglie riposano senza timori. Tu sedevi nell'aia su una vecchia panca di quercia, e le stelle si allontanavano dal cielo per esserti più vicine; quando il gatto ti veniva in braccio era ora d'andare a dormire.
Adesso la panca è sbilenca, di sera le stelle sembrano più lontane, la casa è uno scheletro di mura e di gatti inselvatichiti. Vorrei portarti un fiore, ma non so dove. Il pensiero vola.

martedì 7 aprile 2009

La panca

Antica e ferita quercia, il vento ti fa sussurrare: comprendo il tuo linguaggio, non dirle che mi hai visto. Solitari e placidi castagni, da tempo mi aspettavate: non ditele che sono tornato a trovarvi. Nell'aia deserta c'è ancora la sbilenca panca: non ditele che mi sono seduto per ricordare.