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domenica 28 settembre 2025

Nebbie sospese

È autunno e, sull'orlo della montagna, dormono nebbie sospese. Nei boschi, dove da bambino camminavo solo, vedo rami grigi e foglie gialle di luce. Una farfalla aleggia stanca e sgomenta su un pallido fiore. La nebbia scesa ha invaso boschi e sentieri, e regna uno strano silenzio. Mi siedo su un nero tronco d'albero, dimora d'insetti, che giace tra foglie spente, e sento la voce di Aisha. Quando le rondini torneranno nella tua oasi assolata, ti parleranno di me.

domenica 6 aprile 2025

Non fare rumore

È maggio e, sopra di te, la luce della montagna mentre cammini sul sentiero che porta alla tua casa. Fermati e ascolta. Non senti lamenti di dolore tra le viole di bosco cullate dal vento? Solleva lo sguardo al cielo e sentirai le parole di chi, un giorno, fu il tuo poeta, e tornerai a sognare ricordi senza tempo. Non andare via, rimani ancora un po'. C'è una pietra chiazzata di muschio verde, dove è cresciuto un fiore solitario che da sempre ti aspetta. Regalagli l'eco della tua voce, ha bisogno del pianto. 

Quando te andrai, non fare rumore. 

domenica 19 giugno 2022

Valse triste

 

Era metà novembre. I boschi, ormai senza foglie, per non raccontare al vento la loro tristezza tacevano. La montagna, tra le braccia di un sottile velo di nebbia, meditava silenziosa in quel giorno di metà novembre. Sull'umido muschio un fiore azzurrognolo e solitario cercava, sofferente, lo sguardo del cielo, ed era quel giorno esatto di metà novembre. Da un roveto si udiva una voce o forse un lamento. Un'ombra mi prendeva per mano, portandomi nel vicino borgo montano dove da tempo parla solo la voce del vento. 

Da quel momento, la nostalgia e il ricordo della tua ombra non si separano mai da me. Di notte, silenziose e malinconiche stelle, e curiosi raggi di luna, ci cercano. Lo sai che amo i giardini di novembre, perché hanno i colori del passato e la tristezza del tuo sguardo. E mi parlano di te. 

domenica 8 agosto 2021

Vacanze e mutamenti

 

Questo post è scritto da Romina (G. M.), del blog Oltre il cancello

Questo è un post particolare, frutto di fantasia. Immagino me stessa in vacanza in due momenti storici diversi, il 2021 e il 1987. I gesti e i pensieri non possono essere gli stessi, perché troppe cose sono mutate, intorno a noi e dentro di noi.

Montagna, 2021, vacanze estive. Sono seduta a un bar, è mattina, mi rilasso. Mentre aspetto il dolce e il caffè, invio il buongiorno a una ventina di contatti su Whatsapp. Ho scaricato un’immagine da Google, una di quelle col giorno della settimana già stampato, così auguro a tutti buon lunedì senza nessuno sforzo, senza dover neppure aggiungere un pensiero. Qualche minuto ed è fatto.

Arrivano il dolce e il caffè, comincio a mangiare e ricevo un messaggio su Uozzappa. Guardo e vedo un buon lunedì con un’immaginetta ripresa da Google – facciamo tutti così. Chiudo subito, l’ho appena guardata, non mi soffermo mai più di qualche secondo. Poi, mentre mangio, nuovi squilli che segnalano altri buongiorno. Non li guardo neppure, rimando tutto a un altro momento. Vado su Google, cerco le news, leggo i titoli, tento di capire cosa m’interessa, ma le notizie sono troppe, si accavallano, si rincorrono senza posa. Per fortuna sono in grado di distinguere tra vere notizie e patetici articoli acchiappa clic, ma talvolta questa bulimia di articoletti e post di ogni genere mi fa girare la testa, quasi come se mi trovassi in mezzo a un chiasso infernale. Mi stanco presto e chiudo Google. Finita la colazione m’incammino per una passeggiata. Pochi passi, squilla il telefono, stavolta rispondo. Due o tre parole per confermare il mio ritorno a casa a mezzogiorno circa. Continuo a camminare, mi arrivano altri messaggi, foto di amici e parenti in vacanza, abbronzature, arie felici. So tutto quello che fanno, brevi messaggi m’informano di ogni cosa. Intanto cammino, il paesaggio è meraviglioso e posso sbizzarrirmi a fotografare gli angoli che preferisco, senza limiti di nessun tipo. Al massimo scarterò le foto peggiori. Poi arriva l’ora di tornare a casa. Non ho portato la macchina, ma poco importa: sui bus si viaggia bene, sono silenziosi, puliti e c’è persino l’aria condizionata.

Montagna, 1987, vacanze estive. Sono seduta a un bar, ad alcuni chilometri da casa. Aspetto il dolce e il caffè e, nel frattempo, sfoglio alcune riviste che ho comprato all’edicola qui vicino. Mi piace il profumo della carta dei giornali ancora nuovi, tanto che spesso avvicino le pagine al volto per poterlo sentire meglio. Il mio rapporto con la lettura e la scrittura, infatti, è fisico, intensamente carnale: devo toccarle, le pagine, devo sentirle con il tatto e l’olfatto, sono oggetti concreti preziosi. Non finiranno subito nella spazzatura, alcune riviste si salveranno, le rileggerò, poi forse ne darò una o due a qualche parente. Facciamo sempre così, ce le scambiamo, è un’abitudine.

A un certo punto mi alzo e vado a passeggiare. Mi vengono in mente le amiche lontane, qualcuna al mare, qualche altra in montagna; ci rivedremo fra un mese circa e parleremo delle vacanze, racconteremo qualche sciocchezza, ci lamenteremo della noia di certe giornate. Poi ricominceremo con i nostri svaghi, gli incontri della domenica pomeriggio, le vasche in centro storico. Ma intanto sono qui, sto bene, il tempo scorre a rallentatore, le vacanze sembrano infinite, e questa lontananza da tutto e da tutti, questa lunga pausa, non può che farmi bene.

Adesso mi piacerebbe scattare qualche foto, e allora devo scegliere bene, devo concentrarmi sui panorami più belli, perché non voglio usare più di un rullino. Le cartoline, invece, le acquisterò la prossima settimana con calma, quando tornerò a comprare altre riviste. Dopo un’ora di vagabondaggio e di pensieri lenti, vado alla fermata della corriera. Per fortuna il viaggio è breve, perché l’odore di benzina, sul mezzo, è molto fastidioso. Ma il percorso sarà piacevole, mi sentirò in compagnia, perché in corriera nessuno si preoccupa di parlare a voce bassa e c’è sempre qualche estraneo che mi rivolge la parola.

domenica 17 gennaio 2021

Il sogno (der traum)

 

Eccomi lassù. Sopra di me un cielo azzurro, e lo sguardo della montagna. Volevo ritrovare l'eco del silenzio. Rivedere i colori dei sogni, e ascoltare la voce dei ricordi, e farmi avvolgere dall'estasi della malinconia. In un fossato, tra piccoli e timidi fiori protetti dalle ombre, si era persa una falena giunta non si sa da dove. Cercava disperata la luce. Con l'aiuto del vento, penetrava un raggio di sole nelle ombre, e la falena ritrovava la via della libertà. Nel cielo qualche timida stella attendeva il tramonto, e una voce mi chiamava. M'intimorii e me ne andai. 
Sono tornato nella città, dove i sogni sono stati distrutti e i poeti sono fuggiti. 

domenica 4 ottobre 2020

Non tornerà

 

Ignoratelo quel vecchio dagli occhi sognanti, da poeta di montagna. Ha faticato per arrivare fin quassù. Non disturbatelo: sta cercando sogni che non torneranno più. Non guardatelo mentre raccoglie i fiori del giardino che fu suo. Andrà a bere a una sorgente dove vive un'ombra, e, nella sua mente, scorreranno giorni felici. Non guardatelo, altrimenti l'ombra fugge. Non sorridete, quel sogno è soltanto suo. Lasciatelo tornare a casa, convinto che nessuno l'abbia visto. Perdonatelo: non tornerà mai più.


domenica 30 ottobre 2016

Le ombre

Tra  i  boschi di  quella  montagna, abbiamo  sepolto  sogni  e  ricordi. In  autunno  un  letto  di  foglie, accarezzato  dal  vento, li  culla, e  una  sottile  e  misteriosa  nebbia  li  ascolta. A  volte, enormi  nubi  attraversano  il  cielo  trasportando  le  nostre  ombre.

domenica 21 febbraio 2016

Quel bambino

Ricordo  un  bambino, un  bambino  che  giocava  da  solo, e  guardava  il  cielo  dalle  finestre. Da  ragazzo, aveva  lo  sguardo  triste e  il  passo  incerto  come  cercasse  qualcosa. In  un  luminoso  giorno  d'estate, fuggì  da  quel  borgo  montano  isolato - e  il  silenzio  parlava. Tempo  dopo, giunse  una  nobile, misteriosa  signora, cogli  occhi  coperti  da  un  velo  nero, e  chiese  di  quel  ragazzo.

I  pochi  vecchi  rimasti  in  quelle  montagne  raccontano  ai  passanti  che  quando  le  stelle  sono  più  chiare, e  la  luna  sorride, l'ombra  di  quella  nobile  e  misteriosa  signora  appare  e  scompare  sulle  mura  di  quella  casa  ormai  cadente, dove  qualcuno  aveva  portato  il  bambino.

domenica 19 febbraio 2012

Il cancello

La neve ha coperto di bianca malinconia il piccolo cimitero di montagna. Ombre di croci nere la macchiano. Non c'è cancello, non entrerò. Mia madre sta dormendo.

sabato 30 luglio 2011

Visione


Le nuvole erano aggrappate sui dirupi della montagna, e aspettavano il vento per disperdersi. Giù nella valle, le ore trascorrevano lente come sempre. Un pallido sole scendeva adagio filtrando raggi di luce azzurra nel lago pensoso.

Quando mi trovai in quei luoghi, dopo innumerevoli anni, era tardo autunno. Con animo confuso e timoroso, cercai in ogni modo di non farmi notare. Ma fu per poco tempo. E il giorno in cui me ne andai, in lontananza sentii un pianoforte suonare Visione di Robert Schumann.

domenica 1 marzo 2009

D'estate

Nelle ore più calde dell'estate la foschia macchia le cime, la boscaglia è quasi muta, gli ospiti sono quatti nelle tane, fiori, erbe e foglie chinano il capo; negli angoli bui delle aie boscaioli e contadini attendono che il sole si plachi. In quest'atmosfera surreale un'ombra nervosa e silente sale verso le vette. Aspetterò con ansia la luna e sarà più vera.

(La foto è tratta da: http://www.hotelcrozzon.com/discoteche-madonna-di-campiglio.html)

venerdì 19 settembre 2008

Il torrente

Seduto sulla riva di quel torrente montano, mentre l'acqua scorre mi racconta leggende e storie dimenticate. Tornerò.

giovedì 12 giugno 2008

Vorrei

Vorrei tornare lassù, dove la montagna cattura l'orizzonte e il cielo non si perde.