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domenica 26 luglio 2026

Ero tornato


 Ero tornato da lontano nel mio piccolo borgo senza più voci. La fontana e la vecchia quercia si ricordavano di me, e tra le ombre il cipresso taceva. Nella piccola Maestà, il volto dolce e malinconico di una Madonna mi sorrideva, e udivo le parole di Aisha: "Antonio, quando ritornerai nel tuo verde appennino, pensami, ma ti prego di non piangere". 

"Aisha, perdonami se oggi ho pianto". 

domenica 7 giugno 2026

Su un pendio

 

Sono qui, solo nella mia camera, e la finestra è aperta. Mi affaccio, scruto l'orizzonte e cerco il tuo cielo. Appaiono essenze di sogni e luci d'ombra. Ascolto la tua voce, che adagio ripete le parole che mi dicesti in quel giorno lontano e triste:"Antonio, à bientôt". Ed entrambi sapevamo che non ci saremmo mai più incontrati. Dal deserto, una flebile, timida voce:"Aisha, non piangere". 

Su un pendio ripido e sassoso del mio appennino c'è un cipresso, cresciuto lì per caso. Ascolta i segreti del vento, e di notte nasconde le lacrime. 

domenica 12 aprile 2026

Mi stava cercando

La nostra è una storia faticosa e triste da raccontare. Invano cerco di allontanare il dolore. Tra le alture boscose del mio amato appennino, a un cipresso alto e solitario ho confidato i nostri segreti. Di notte, quando il silenzio diventa più vero, dialoga con un angelo. Vorrei tornare su quelle alture boscose mentre fa buio, e chiedere al malinconico cipresso e all'angelo misterioso se ancora ci sei e se, qualche volta, mi pensi. Ma non posso, sono troppo vecchio e troppo stanco. Come farei a salire fin lassù? Mi è rimasta la melodia del tuo nome, Aisha, e vedo i tuoi occhi che cercano orizzonti lontani, mentre ascolti i silenzi del muto deserto. 

Questa notte ho sognato una bambina bruna, che aveva uno sguardo sognante e i capelli neri e ricci come i tuoi. Mi stava forse cercando?

domenica 15 marzo 2026

Il tuo ricordo

 

Amparo! Il tuo ricordo rimane la luce di un'attesa, anche se invano resterò ad aspettare. Quando vago nei boschi del mio appennino, nelle penombre sento le note della tua chitarra flamenca e l'eco del cante jondo. Rimango confuso e tornano visioni di un lontano passato, e si rinnova un dolore. Tra le penombre vive la tua immagine a cui regalo la mia solitudine. 

Quando cammini tra le bianche case del tuo villaggio dell'Andalusia, sperduto e desolato, tutti ti fermano. Vogliono ascoltare quella storia strana e lontana, ma nessuno si accorge che, dalle tue guance, scendono lacrime assieme alle mie.


(L'immagine è tratta da qui: https://siviaggia.it/posti-incredibili/paesi-bianchi-sembrano-sogno/377226/)

domenica 14 dicembre 2025

Il fiore nascosto

 

Lassù, nei verdi e silenziosi boschi del mio appennino, crescono fiori nascosti dalle foglie morte, regalate dagli autunni. Profumano di malinconia e hanno i colori di cieli lontani, e temono lo sguardo del vento. Scorre lento un rigagnolo tra le felci e il muschio e, mentre raccolgo un fiore nascosto dalle foglie morte, ripete come un lamento un nome sconosciuto e forse da sempre sognato.

domenica 9 febbraio 2025

Racconto sospeso

Come in un sogno, ricordo le vigne mentre si addormentano sulle colline delle Langhe, e i tramonti velati da pallida nebbia e da luci di malinconia. Rivedo mio nonno quando tornava alla cascina assieme al cane e odorava di verderame. Di sera, accendeva un piccolo lume a petrolio e la fiammella non violentava il buio della stanza. Mi raccontava storie e leggende del nostro appennino, e non aveva dimenticato il canto del maggio. 

Quando tornavo a casa, mi dava un bacio e, sussurrando, diceva: "Appena arrivi lassù, metti un cero alla nonna che non hai conosciuto, e dille una preghiera". 

Da sempre, porto con me un sogno impossibile: accendere lo stoppino di quel piccolo lume a petrolio nella stanza buia, e rivedere la luce di quella fiammella. Poi chiudere gli occhi e ascoltare quel lungo racconto rimasto sospeso. 

domenica 18 agosto 2024

Quando camminerai

Mi sussurravi:"Antonio, non essere triste. Le stelle ti guardano e piangono. Non parlare. Il silenzio del deserto ti ascolta e il vento non può dimenticare. Quando, solo, camminerai sotto le stelle del tuo appennino, potrai piangere e chiamarci forte per nome. Noi ti ascolteremo e capirai che un angelo cerca la tua mano". 

domenica 9 agosto 2020

Il tango

Questa è una storia vera, di altri tempi, e raccontata oggi fa sorridere. Erano gli anni Cinquanta del secolo scorso. In un borgo solitario dell'appennino tosco-emiliano, un vecchio era tornato dall'Argentina. Certamente non aveva trovato fortuna. Parlava ancora il dialetto con qualche difficoltà, e lo chiamavano l'Argentino. Sistemò in qualche modo la vecchia casa, ormai in condizioni disastrose. Sradicò ortiche, erbacce e sterpaglie da un fazzoletto di terra, dove fece un orto. Aggiustò una vecchia panca e una sedia, e le portò sul portico. Sulla sedia mise un grammofono, e, prima del tramonto, era solito sedere con il gatto sulle ginocchia, mentre ascoltava un tango. Io ero un bambino, e sia lui che il gatto si affezionarono a me. Il vecchio ascoltava e rispondeva alle mie domande, con pazienza e interesse.

Quell'uomo era arrivato in silenzio e in silenzio se ne andò in un giorno d'estate, quando il sole è duro a morire. Al tramonto, arrivò il curato del paese per recitare il rosario. Io ero sul portico con il gatto, che non mi abbandonava. Qualcuno chiese al curato se fosse possibile ascoltare un tango, o se fosse peccato; il prete rispose che era possibile e si fermò ad ascoltare. 

A me rimase il gatto e il ricordo di quel tango.

domenica 5 luglio 2020

Quel ragazzo


C'eravamo incontrati in quella terra, dove il deserto spegneva gli orizzonti. Io ero un ragazzo straniero, e tu già donna dallo sguardo un po' materno. Ascoltavi con interesse le storie e le leggende del mio appennino, dove sognavo di camminare tenendoci per mano sulle coste di Casa del Monte. Ma ti ho persa per sempre in un giorno di sole. Non c'erano né amici né parenti ad accompagnarti. Il cielo era muto, e anche il vento taceva. 
Ora sono vecchio, i capelli sono radi e bianchi, il passo è lento e un poco stanco. Quando cammino per la città, spesso sussurro il tuo nome. Quando qualcuno sente, mi sorride, scuote la testa e se ne va.

domenica 22 settembre 2019

Dimenticherò

Casa del Monte, così vicina e da sempre lontana. Tu sul dolce appennino, e quel pezzo di cielo che è soltanto tuo. Ascolta le parole e i ricordi di un poeta che hai visto bambino. Da ragazzo, tra assolate terre straniere sognavo i tuoi sentieri, le falene sui fiori montani, il verde delle macchie, e la musica delle sorgenti che riempiva i silenzi di sogni. Tu che conosci i segreti dei boschi, i racconti del cielo e non solo, vienimi in sogno, e dimmi chi tagliò quel ramo da quella quercia e lo portò lontano.
Manterrò solo per me quel mistero, e lo dimenticherò. Casa del Monte, così vicina e per sempre lontana.

(Nell'immagine il dipinto Il sonno dell'innocenza, di Silvestro Lega, 1882ca)