Non tornare lassù: anche i ricordi sono fuggiti e il campanile non batte più le ore; i gatti sono diventati furastici, non accettano più carezze; i lupi sono andati lontano. Non tornare lassù: quella croce di legno non c'è più.
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sabato 18 dicembre 2010
Non tornare
Non tornare lassù: anche i ricordi sono fuggiti e il campanile non batte più le ore; i gatti sono diventati furastici, non accettano più carezze; i lupi sono andati lontano. Non tornare lassù: quella croce di legno non c'è più.
domenica 30 agosto 2009
Il pensiero vola
Quassù le nubi giocano con il sole e il cielo. A sera se ne vanno, e lasciano spazio alle stelle. I nostri amici delle boscaglie riposano senza timori. Tu sedevi nell'aia su una vecchia panca di quercia, e le stelle si allontanavano dal cielo per esserti più vicine; quando il gatto ti veniva in braccio era ora d'andare a dormire.Adesso la panca è sbilenca, di sera le stelle sembrano più lontane, la casa è uno scheletro di mura e di gatti inselvatichiti. Vorrei portarti un fiore, ma non so dove. Il pensiero vola.
domenica 17 maggio 2009
Le rondini
Le rondini passano veloci: il nido è altrove. Nell'aia ortiche ed erbacce coprono birocci ed aratri abbandonati da tempo. Un gatto dagli occhi sognanti pensa a un luogo lontano. Sul nodoso olmo non nidificano più i cardellini. La fontana non riceve più acqua; un tempo ci si specchiava.Quelle macerie erano case con balconi pieni di garofani. Non vorrei essere tornato: devo ancora sognare?
(La foto è tratta da: http://sunflower2009.wordpress.com/2009/04/03/la-rondine-e-il-falco/)
martedì 15 luglio 2008
La casa
Tu che vivi in quella che fu la mia amata casa, nelle notti invernali potresti sentir graffiare la porta da un lupo: non temere, cerca me. Se un capriolo coi suoi grandi occhi guarderà la finestra di quella che era la mia camera, non cacciarlo: sta cercando me. Se al mattino presto, sul portico, sentirai miagolare gatti ancora sporchi di tiepida cenere, dopo aver trascorso la notte in un angolo del vecchio forno, lasciali stare: cercano me.Questa stella più lucente delle altre, che punta dritto alla finestra di quella che fu la mia camera, crede ancora di farmi compagnia. Non guardarla: quando s'accorgerà che non ci sono più, non ti disturberà.
Gli amici

Da bambino, come compagno e amico, avevo un gatto bianco e nero, chiamato Ghefo. Quando morì piansi, e il dolore fu molto grande. Da bambino giocavo e sognavo da solo nel folto dei boschi. Quando il temporale giungeva improvviso, sapevo dove ripararmi. Dalle tane e dai buchi delle vecchie piante occhi mi scrutavano, ed erano felici che fossi rimasto.
Da grande la città m'inghiottì; ora sono anziano e mi accorgo che ho visto solo uomini andare in fretta, cupi e nervosi. Mi sento orfano, e qualche volta spero che i miei amici dei boschi sentano la mia mancanza.
giovedì 28 febbraio 2008
La donna sola
Di anni ne aveva tanti. Da sempre viveva sola in una casupola di sasso. Un fico coi rami verde cupo faceva da sentinella a quella rustica dimora, e ne sfiorava le mura. Quando tosavano le pecore, un po' di lana era a lei riservata, essendo benvoluta da tutti.Durante la bella stagione metteva la panca di legno vicino al fico, e filava la lana con la rocca per confezionarne calze, e ricevere così in cambio uova, latte e tutto ciò che questa magra terra di montagna offriva. In una dolce giornata primaverile, passando da quelle parti andai a trovarla portandole un piccolo regalo. Dormiva con i ferri della lana in mano, mentre il gatto giocava con il gomitolo. Posai il dono sulla panca, guardai il vecchio fico e me ne andai.
Il giorno dopo venni sapere che, proprio su quella panca, era morta. E il gatto, giocando, aveva sciolto l'intero gomitolo.
giovedì 10 maggio 2007
L'amico

Questa è una storia assolutamente vera, una storia che non ho mai dimenticato nonostante la mia età non più "verde".
Sono nato in una piccola frazione del Frignano, nell'appennino tosco-emiliano in provincia di Modena. Da ragazzo avevo un gatto al quale ero particolarmente affezionato. L'avevo salvato in un freddo giorno d'inverno dopo averlo trovato nella neve, appena nato, sottraendolo così a una morte sicura. Quando lo raccolsi non aveva ancora gli occhi aperti. Fui io la prima persona a nutrirlo e ad allevarlo. Lo chiamai Ghefo e fummo a lungo inseparabili.
Quando partii per andare a Bassano del Grappa a fare il militare nel corpo degli Alpini, ovviamente dovetti lasciarlo. Ebbi la mia licenza dopo tre mesi, quando finalmente potei tornare al mio paese. Giunto a Modena con il treno, dovetti prendere la corriera per arrivare in montagna. Il viaggio fu lungo e accidentato, visto lo stato delle strade a quei tempi, ma io ero lieto di farlo pur di tornare a casa.
Quando, terminato il viaggio, scesi dal mezzo nella piazza principale del paese, non vidi nessuno ad aspettarmi, nessun essere umano; ma, fatto "strano", del tutto inaspettatamente mi saltò addosso, dapprima spaventandomi, proprio il mio caro Ghefo, l'unico essere vivente in quel momento presente proprio davanti alla corriera ferma. Dopo essermi saltato addosso, si appollaiò sulle mie spalle e lì rimase finché non arrivammo a casa.
Una signora anziana, su un balcone, vide tutta la scena e non riuscì mai a dimenticarla. Da quel momento, ogni volta che passavo davanti a casa sua, mi fermava e mi ricordava stupefatta quanto era accaduto: non riusciva a spiegarsi perché il mio gatto aveva "sentito" che quel giorno sarei tornato a casa. E dire che, prima d'allora, non era mai andato nella piazza del paese in vita sua.
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