
La banca era proprio lì vicina e l'umarell non perse tempo ad usare il suo prezioso cartellino, come lui lo chiamava, proprio per dimostrarmi la straordinaria efficienza di quel mezzo. Lo vidi trafficare con il suo prezioso gingillo, ma ben presto mi accorsi che era in affanno e che ogni tanto si girava a guardarmi. Compresi che il suo entusiasmo stava per cedere a qualche altro tipo di sentimento. Improvvisamente mi chiamò:" Vieni qui. Prova tu a prendermi fuori i soldi perché quest'aggeggio non funziona".
Fui così costretto ad avvicinarmi. Gli dissi che avrebbe dovuto darmi il codice del bancomat, ma che questo era giustamente segreto e quindi era meglio che non lo mostrasse a nessuno. Ma l'umarell insistette: "No, no, di te mi fido". Dopo molte preghiere, e per non sembrare maleducato, feci ciò che mi aveva chiesto e usai il suo bancomat, senza ottenere però alcun risultato. Così, a mani completamente vuote, lo presi per un braccio, mi allontanai insieme a lui, per non farmi sentire dalle persone che erano lì intorno, e con aria grave gli chiesi: "Ma tu hai dei soldi nel tuo conto corrente?".
L'umarell, smarrito, e forse comprendendo finalmente che il bancomat dispensa denaro solo a chi già lo possiede sul suo conto, rispose: "No". E io, dolcemente, per non infierire: "Vieni, andiamo via".
1 commento:
... ma che ... che ... mi serve il linguaggio di mia figlia che direbbe: DOLCINO !!!!! Amzi dolcissimo l'umarell, ma umarell cosa significa ?!?!??? Grazie. Riri
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