domenica 17 marzo 2019

El cante jondo


Ricordo solo ombre, e vivo di sole ombre. Riposano lassù, nel sentiero chiuso, dove il tempo si è fermato, e mi aspettano. Il vento ascolta una storia e la racconta a una duna, nel deserto, dove i cieli non hanno confini. L'autunno porta il grande silenzio, e un tappeto di foglie piangenti lo nasconde. Sulla radura lo sguardo del cielo è macchiato dalla nebbia. Sotto il tappeto delle foglie morenti si è spenta per sempre l'eco del tuo canto jondo.

domenica 10 marzo 2019

La fuga degli Dèi

Nel cuore dell'Europa hanno costruito templi pagani, e gli Dèi sono fuggiti. Sono templi dove bivaccano donne e uomini di potere, esseri indecifrabili ma cinici e violenti. In modo subdolo e metodico hanno cancellato totalmente l'anima del popolo, che è diventato loro suddito. Ora stanno omologando i cervelli, e sono già a buon punto.
Ma lassù c'è un silenzio che aspetta, e mi prende per mano. Nell'azzurro del cielo si apre un cancello che io solo vedo, e consegno la mia anima e la mente agli angeli. Adagio il cancello si chiude, e finalmente mi sento leggero.

domenica 24 febbraio 2019

La siepe

Lassù, sotto cieli azzurri, vivono e riposano le ombre. I boschi, le piante, i fiori e le fonti custodiscono la mia anima. Lassù, è rimasto il nulla, cioè tutto: il mito, lo spirito e il volto della leggenda. E il cabaret della vita è lontano.
Non posso tornare lassù, farei troppo rumore e rimarrebbe un'eco triste, un'eco umana. I poeti scrivono che le stelle sono monache eterne. Penseranno loro a gettare uno sguardo su quel quadro di Madonna dagli occhi dolci, adagiato in un angolo di quella maestà in disfacimento. Vicino c'è un'intricata siepe, e a primavera si riempie di timide roselline bianche. È lì che da bambino ho sepolto il mio gatto, ed era aprile. Il vento, che lo sa, mi vuole bene e scuote dolcemente quei petali delicati che cadono leggeri sulla minuscola tomba.
A volte, tra la nebbia della città, torna la luce della tua immagine.

domenica 17 febbraio 2019

Il sentiero sassoso

Ora che sono vecchio e di tempo ne è trascorso, trovo singolare che nessuno mi abbia mai detto in quale paese o città io sia nato. Ho vissuto l'infanzia in un silenzioso borgo chiamato Casa del Monte. Ricordo il tavolo di castagno e la sedia impagliata sulla quale sedevo con il mio gatto adorato, che ogni tanto mi fissava con occhi pensosi. Dalla bassa finestra filtrava lenta una luce timida e malinconica: sembrava cercare qualcosa. Da sempre, mi accompagnava una visione: su un sentiero sassoso, una donna dagli occhi dolcissimi, con un carico di legna sulle spalle ricurve, che mi teneva per mano perché temeva che cadessi.
La giovinezza ma l'ha rapita il deserto.

domenica 10 febbraio 2019

Il gatto

Tutto è come allora, lassù. È rimasto solo il silenzio. Il cielo ha aperto una porta e un angelo mi sorride. Una nuvola rosa, dal fascino dolce e misterioso, riposa sulla cresta del monte. Un gatto, dagli occhi macchiati di ricordi, mi guarda, e incerto se ne va. Forse cercava una carezza.

domenica 27 gennaio 2019

Quando le nebbie

Questa civiltà mi è estranea. Ha rubato il tempo al pensiero, corrompe i sogni, violenta i ricordi, e si dimentica del cielo.
Aspettami. Sarò lassù quando le nebbie del divino autunno accarezzeranno gli alberi muti senza foglie, e riposeranno tra le macerie della nostra casa. In questa atmosfera wagneriana, la tua ombra è una luce. Sul sentiero le grigie pietre che segnano il tempo parleranno di te. Questa notte anche gli dèi riposano lassù.

domenica 20 gennaio 2019

L'oasi

Al mio paese, la ricorrenza del Santo patrono è una gran festa. Le campane suonano e l'eco percorre tutta la valle.

Quel giorno io partivo, e poi tornavo quando i rintocchi di una campana erano lenti. Cercavo una scatola di latta dove avevo nascosto essenze di sogni azzurri, ma trovavo la porta di casa chiusa.

Quel giorno lasciavo per sempre il mio paese e il suono lento della campana. Sulla scatola di latta era incisa l'immagine di un'oasi.