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domenica 26 gennaio 2025

Ewige Liebe

Il tempo accompagna il passato, e regala le parole del silenzio a un amore senza nome che dà luce a una dolce malinconia. Tu mi stai cercando, e non ti accorgi dell'ombra antica che vive sulle tue spalle - quell'ombra sono io. 

Un cigno nero mi raccontava che, vecchia e stanca, con passo incerto, esci dal castello e vai a sederti sulla sponda del lago. Sui tuoi occhi, veli di tristezze, mentre affidi al vento il mio nome. Nel maniero hai chiuso per sempre la porta e le finestre della mia camera. Non senti i lamenti notturni?  

martedì 25 aprile 2017

L'attesa

In  autunno, scendono  dai  monti  nuvole  nere  e  riposano  tra  le  antiche  mura  del  castello, in  cui  cammini  solitaria. Sei  come  una  straniera  che  vive  al  confine. Muta.
Di  notte  riposi  e  sogni  lacrime  dagli  echi  lontani. Come  sempre, torna  la  primavera. Le  tue  finestre  sono  chiuse, e  non  senti  i  sussurri  del  vento, e  non  guardi  le  albe  e  i  tramonti. A  primavera, tra  le  selvagge  rive  del  lago  un  cigno  nero  ti  aspetta.

mercoledì 19 aprile 2017

La ferita

Il  vento  si  è  fermato  oltre  la  radura  per  portare  lontano  l'eco  di  quella  terra, e  il  profumo  dei  fiori  montani. Sul  tortuoso  sentiero  che  conduce  al  castello, riposa  una  ferita, e  il  dolore  tiene  accesa  una  perenne  luce.

martedì 2 aprile 2013

Era d'estate

Era  d'estate, l'estate  del  nord, quieta  e  misteriosa, dalla  luce  velata. Sul  lago  un  cigno  nero  mi  osservava. Le  mura  del  castello  si  specchiavano  in  quelle  acque  chiare, ricordando  gioie  e  sofferenze. Un  timido  vento  mi  portava  l'immagine  di  occhi  selvaggi  e  azzurri, mentre, da  lontano, si  avvertiva  un  suono  di  campane. Ed  erano  lacrime.

domenica 30 ottobre 2011

Era d'ottobre

Scendeva dal sentiero che dal castello conduce dritto al lago: era un pomeriggio del mese di ottobre. Un timido sole l'accompagnava: era un funereo giorno d'ottobre. Dalle montagne scendeva un'aria strana, lenta e profumata; assomigliava al sospiro del cielo: era d'ottobre.

Giunse sulla riva e guardò l'orizzonte. Era un triste giorno d'ottobre. Il volto s'inondò di lacrime, ma erano un pentagramma di musica lontana, un ricordo del mese di ottobre. Lentamente si lasciò scivolare nelle acque malinconiche. Era d'ottobre, e i salici guardavano.

Nelle notti di ottobre un vento misterioso increspa le acque che, insieme alle stelle, ascoltano i notturni di Chopin. In una pianura desolata c'è chi attende l'eco nelle notti d'autunno.

lunedì 26 settembre 2011

Il mio nome

Salii sul monte per vedere il castello di una fata sospeso tra le nuvole. Mentre scendevo, il rumore delle foglie ricordava nostalgie e sogni perduti. Nel cantuccio più nascosto del bosco il silenzio era strano, come d'attesa; il vento voleva parlarmi, poi, improvvisamente, tacque.

Dopo lungo viaggio, finalmente l'autunno tornò portando pace al cuore. Attraversando l'antico borgo, guardavo il portico fatiscente che conduceva alla casa diroccata, e sentivo odore di vecchie piogge. Il mio nome è Ricordo.

(L'immagine è tratta da: http://media-cdn.tripadvisor.com/media/photo-s/01/49/87/95/il-castello-di-hochschwangau.jpg)

domenica 13 settembre 2009

La fuga

Era notte e non riuscivo a prendere sonno. La mia camera era situata sopra la fumisteria del maniero. Mi affacciai alla finestra: una fitta nebbia avvolgeva tutto. Si sentiva il cupo rumore dell'acqua battere a ritmo costante l'ala sud della dimora. La barca attraccata pareva un fantasma in movimento.
Il cane correva qua e là nervosamente, abbaiando ogni tanto.
All'improvviso vennero accesi i lampioni del giardino, soffocati dal muro di nebbia. Muniti di potenti lanterne, i proprietari del castello velocemente arrivarono alla barca e, uno davanti e l'altro dietro, presero una specie di lungo sacco e poi lo trasportarono adagio nella fumisteria. Udii un po' di trambusto e una lunga conversazione, che però non ebbi modo di capire.

Al mattino tutto era normale come sempre. La nebbia si era diradata, un timido sole dava un po' di luce al lago desolato. Compresi tutto. Fu così che entrai nella mia stanza, misi le mie poche cose nella valigia e, al momento opportuno, abbandonai il castello senza che nessuno se ne accorgesse. Passando davanti alle acque, gettai un mazzo di fiori. Non vi farò mai più ritorno.

(La foto è tratta da: http://www.naturamediterraneo.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=8770&whichpage=7)

venerdì 26 settembre 2008

Sulle rive del lago

Sulle rive di quel tormentato lago, i cigni fuggono veloci. Sulle rive di quel tenebroso lago, qualcuno guarda l'antico maniero.
Sulle rive di quel pauroso lago, un uomo osserva le profondità, e a malincuore s'allontana.

lunedì 21 gennaio 2008

Ricordi del lago

Il lago era scuro e tenebroso. Dal maniero giungevano tenue luci.
Nel grande salone improvvisamente un uomo corse verso una finestra, quasi sfiorata da quelle fosche acque, e forte pronunciò un nome. L'eco fu udito in tutto il castello, mentre gli ospiti divennero tristi e silenziosi.

giovedì 6 dicembre 2007

Solitudine

Un pallido sole scivola dalle montagne, e manda riflessi di luce sul lago. Un antico castello, dimora di una divina figura, scomparsa nessuno sa dove, sembra in attesa del ritorno, che più non sarà.
Un uomo passa in fretta, pronuncia il suo nome. Un cigno nero veloce s'allontana.