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domenica 3 dicembre 2017

Favola di Natale

Nella notte di Natale, la luce delle stelle e il cielo posano lo sguardo sui nostri boschi celesti per trovare pace. Protette dalla neve, riposano silenziose nel gaudio notturno le creature delle tane. In un vecchio tronco decomposto, i lupi hanno scavato una culla e portato muschio: qui, a mezzanotte, S. Francesco depositerà il bambino.
Nel  disperato XXI  secolo, Dio ha scelto questo luogo per ascoltare i canti di gioia provenire dalle  tane.

domenica 21 dicembre 2008

Favola di Natale

Da bambino i miei compagni di giochi e di sogni erano le piante, le erbe, il vento, i temporali, il groviglio della boscaglia e i suoi abitanti, e tutto ciò che nasceva e moriva in quel regno. Ero contento che il sole non riuscisse a inondare di luce le foreste, perché altrimenti i miei segreti sarebbero stati scoperti.
D'inverno non potevo raggiungere quei luoghi incantati; così una volta, sul finire dell'estate, volli fare un regalo gradito agli animali dei boschi da me frequentati. Da un grosso masso abbracciato da edere verdi e da chiazze di muschio, vidi uscire uno zampillo d'acqua limpida e profumata d'erbe. Presi una grande, delicata e malinconica foglia e bevvi. In quel momento mi accorsi che l'acqua, ostacolata da piante che sapevano di menta e di limone, intonava una musica. Allora preparai una culla con felci e altre erbe, e misi un piccolo bambino Gesù in un incavo, non lontano dal melodioso zampillo.
I miei piccoli amici dei boschi si accorsero immediatamente di questa presenza. Usignoli, pettirossi e merli mantennero lindo l'ingresso dove giaceva il bambinello. I ghiri, prima del letargo, rinnovarono la culla con fogliame e pagliuzze secche, e le marmotte portarono mazzetti di agrifoglio prima del grande sonno. Gli scriccioli avrebbero vegliato durante il lungo inverno.
E fu così che, nella misteriosa notte di Natale, i lupi ebbero il privilegio di augurare buone feste al bambinello e ne furono entusiasti.

Nella calda stanza di città, colma di pacchetti colorati sparsi ovunque, e il tavolo pieno di ogni sorta di cibo, le luci si sprecano e m'infastidiscono. Con lo sguardo fisso a quei pacchetti luccicanti, qualcuno mi parla di notte magica e mi dà un calice in mano. In quel momento comprendo che la notte magica è lassù, dove la neve inonda la boscaglia con il suo bianco perfetto.

giovedì 6 dicembre 2007

Solitudine

Un pallido sole scivola dalle montagne, e manda riflessi di luce sul lago. Un antico castello, dimora di una divina figura, scomparsa nessuno sa dove, sembra in attesa del ritorno, che più non sarà.
Un uomo passa in fretta, pronuncia il suo nome. Un cigno nero veloce s'allontana.

Lo straniero

Il maniero solitario e maestoso s'affaccia sulle gelide e malinconiche acque del lago, incorniciato da alte montagne. Una leggenda di questa regione racconta di un uomo, forse proveniente dal sud, che ogni inverno dimora nel castello. Munito di canocchiale, tutte le mattine apre una finestra e guarda il battello passare, mentre i cigni escono dall'acqua e osservano la scena, silenziosi e sbigottiti.
Quando il battello scompare, la finestra si chiude, i cigni tornano in acqua e il mattino dopo tutto si ripete.