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sabato 17 dicembre 2011

Natale in Piazza Grande

Luci in ogni angolo nel centro della città: l'atmosfera è natalizia. Dal fiume giunge la nebbia a sfumare ogni contorno. In Piazza Grande qualcuno, con gessi colorati, ha disegnato Madonne e castelli da favola. Di lato, un cestino attende qualche moneta.

In un angolo del portico un bambino infreddolito chiede la carità. Passano mamme avvolte da calde pellicce, tenendo per mano i figli paffuti ed eleganti. Il piccolo accattone guarda e ritrae la manina: negli occhi, profondi orizzonti che nessuno può vedere. Dal Duomo, soltanto un coro che canta così sia.

(L'immagine è tratta da: http://comefare.com/natale/come-realizzare-un-presepe-in-maniera-alternativa/)

venerdì 30 novembre 2007

Il Natale degli gnomi

Sul finire di settembre ero solito fare visita ai miei amici gnomi. Appena arrivato e dopo un'accoglienza sempre calorosa, mi conducevano subito nell'infermeria, luogo da me particolarmente amato a causa del garbo e della cura con cui trattavano gli ospiti, feriti o ammalati, di queste meravigliose foreste della Garfagnana.
Una volta mi capitò di notare una presenza sconosciuta: un lupacchiotto, che mi osservava con occhi più che umani, e che addirittura mi sorrideva. Vedendo la mia sorpresa, uno gnomo mi spiegò:"L'ha portato una lupa perché era ferito. Fra qualche giorno tornerà a prenderlo, essendo ormai guarito". Poi precisò: "Prima che la neve copra tutto viene il branco, e ci accompagna in luoghi persino a noi sconosciuti, indicandoci legni, radici, cortecce, bacche dai colori mai visti, e muschi con bellissime sfumature di verde. Tutte cose che ci sono utili durante il lungo inverno. E' la ricompensa dei lupi per le cure che prestiamo loro quando ne hanno bisogno".
In seguito iniziammo a parlare del Natale. Io feci notare che questa festa è uno straordinario avvenimento, celebrato su tutta la Terra, e chiesi se anche loro lo festeggiassero. Sorridendo, con occhi sognanti, lo gnomo mi spiegò: "Nella sala comune viene allestito il presepe; raccogliamo, sul grande tappeto formato da cortecce e da muschio, una foglia per ogni varietà di piante. Con le diverse sterpaglie, le erbe quasi secche e la terra leggera, facciamo la capanna e vi poniamo una culla di erbe profumate. Qui adagiamo, al tramonto, il bambino Gesù, e lo contempliamo tutti insieme. Poco dopo arrivano i lupi, che si accovacciano vicino a noi con lo sguardo rivolto al bambinello. A mezzanotte avviene il celestiale evento. San Franceso d'Assisi entra con un bambino Gesù di terracotta in mano, toglie il nostro dalla culla e vi depone il suo. Questo è lo scambio dei nostri doni. Dopo, San Francesco benedice tutti a uno a uno, saluta e se ne va accompagnato, per un breve tratto, dai lupi. E torna in Paradiso".
Ascoltato questo racconto, compresi che San Francesco scendeva dal Cielo solo per loro, perché lo meritavano. E capii che la mia presenza avrebbe impedito, quell'anno, la sua venuta. Per un attimo desiderai essere uno gnomo.

Quando lasciai i miei amici del bosco, durante il cammino vidi nuvole biancastre rincorrersi in cielo, e ogni tanto montagne candide. Sembrava quasi che una figura angelica mi conducesse, per mano, verso quelle montagne innevate, alte e maestosamente solitarie: era forse un sogno?
Un ultimo sguardo; ma dopo, mestamente, cominciai a scendere per tornare a casa.

domenica 17 giugno 2007

Il bosco e la nuvola azzurra

Io e Annabel abitavamo in uno sperduto casolare della splendida Garfagnana. Amavamo fare lunghe passeggiate nel folto dei boschi circostanti, in luoghi inaccessibili e sconosciuti ai più.
Conoscevamo erbe, piante e fiori selvatici, compresa la sterpaglia che di tanto in tanto ostruiva il nostro cammino, e sapevamo che, proprio in mezzo alla foresta oltre la montagna, vivevano gli gnomi.
Un giorno decisi di cambiare l'itinerario della nostra passeggiata. A un certo punto, lungo lo stretto sentiero nel bosco scuro, Annabel, profondamente meravigliata, si fermò di colpo e disse: "Guarda quei fiori selvatici arrampicati come edera a quel tronco secco!". Erano fiori di un rosa pallido, che vibravano ad ogni alito di vento. Il vecchio tronco d'albero sembrava felice di quell'abbraccio.
Per alcuni giorni, Annabel volle ritornare ad ammirare quegli insoliti fiori. Accadde allora un fatto che non dimenticherò mai più. Ricordo che era un sabato: io ero seduto mentre Annabel, vicina al vecchio tronco, guardava i fiori selvatici. Improvvisamente una nuvola azzurra le si avvicinò, l'avvolse e la condusse via insieme ai fiori che tanto amava. Proprio in quel momento il vecchio tronco si accasciò.
Per un attimo credetti di sognare, immobile e sbalordito, incapace di qualsiasi reazione; poi fui colto da una malinconia profonda. Ma in seguito pensai che la nuvola azzurra avesse portato Annabel in un luogo degno di lei.
Ora ho il passo pesante e certamente faticherò a raggiungere quel luogo, ma desidero andarvi ugualmente, nella speranza che scenda su di me quella stessa nuvola e mi conduca da Annabel.

giovedì 14 giugno 2007

La montagna innevata

Era un pomeriggio caldo e afoso. Seduto sul divano, mi abbandonavo a pensieri tristi: la giornata era pessima. Allora mi addormentai.
Improvvisamente mi ritrovai in un luogo incantato: cieli azzurri, verdi foreste, laghi, acque limpide, e una splendida montagna innevata. Impossibile descrivere tanta bellezza.
A un certo punto, giunse una fanciulla, che mi prese per mano e m'indicò le meraviglie tutt'intorno. Io le chiesi chi fosse e lei rispose di essere una valkiria. Le domandai allora: "Posso darti un nome?". Mi fece un cenno positivo e io dissi: "Ti chiamerò Annabel".
Sempre tenendomi per mano, Annabel mi condusse sulla montagna innevata. Qui udii musiche celestiali, vidi passeggiare poeti, artisti, musicisti. Mi sembrò di essere giunto in paradiso. Ma, purtroppo, inaspettatamente mi svegliai ripiombando nella mia grigia realtà.
Quando passeggio lungo i viali della città, talvolta chiudo gli occhi e allargo le mani sperando di veder comparire Annabel, e di essere condotto ancora una volta sulla montagna incantata.

sabato 26 maggio 2007

Gli gnomi e l'eremita

Nelle foreste della Garfagnana vivono ancora gli gnomi. Io so dove, ma non ve lo rivelo.
Tempo fa, un eremita di nome Gaudenzio si ritirò a vivere, in queste foreste, in un incavo di un antico castagno, che divenne così la sua dimora. Non lontano, vivevano nelle loro piccole e graziosissime casette gli gnomi.
Quel sant'uomo si nutriva di frutta selvatica, di erbe e di radici, e trascorreva la maggior parte della giornata a pregare. Gli gnomi erano a conoscenza di questa presenza nelle loro foreste, ma gli era gradita.
Improvvisamente capitò che gli gnomi non vedessero più l'eremita per molti giorni. In seguito a ciò si preoccuparono e con discrezione e garbo, come solo gli gnomi sanno fare, da un buco sul retro del castagno osservarono il povero eremita e si resero conto che era molto malato. Allora si riunirono nell'apposita saletta e giunsero alla conclusione che quel sant'uomo aveva bisogno d'aiuto.
Raccolsero presso di sé i loro piccoli animali da latte, minuscole caprette, mucche e pecore, e gli raccomandarono di mangiare erbe speciali per poter offrire un latte nutriente. Prepararono un tappeto di felci e di muschio presso il castagno e posero i loro piccolissimi recipienti colmi di latte, mentre altri gnomi arrivavano con infusi di erbe e radici speciali. Quando l'eremita uscì, e vide questo ben di Dio, pensò al miracolo.
Dopo molti anni, tornato al convento, non raccontò nulla di questo fatto. Ormai vecchio e malato, era curato da un monaco di nome Lucrezio, il quale amava sostare davanti alla finestrella della cella per guardare i boschi tutt'intorno. Improvvisamente, un giorno, colmo di stupore Lucrezio si rivolse a Gaudenzio, e tutto d'un fiato esclamò: "Ci sono dei piccoli uomini bellissimi, con degli zainetti colmi di qualcosa, e guardano verso la tua cella".
Gaudenzio, allora, fece appena in tempo a sussurrare: "Sono mandati dal Signore". Poi spirò.

venerdì 11 maggio 2007

Una bella favola

San Pellegrino in Alpe è un minuscolo paesino situato a 1525 m di altezza, e divide la provincia di Modena da quella di Lucca. Vi sorge un santuario, che si può osservare nella foto a fianco, in cui sono deposte, dentro un'urna, le spoglie di due santi, San Pellegrino e San Bianco. E' proprio la loro posizione nel santuario a dividere le due province: il primo, infatti, è collocato in Emilia e il secondo in Toscana, pur essendo uno di fianco all'altro nel loro riposo eterno.
Il santuario è frequente meta di pellegrinaggi soprattutto fra i mesi di maggio e di settembre, e si tratta in genere di persone provenienti dalle valli circostanti.
Io nacqui a poco più di trenta chilometri da questo paese, in Emilia. Negli anni '50, quando ci capitava di fare il pellegrinaggio al santuario, percorrevamo tutto il lungo tragitto a piedi, fra sentieri stretti e spesso anche ripidi. Era una bellissima avventura.
Io mi ritenevo fortunato perché in genere facevo parte della comitiva di Giorgio, un simpatico ragazzo ventenne che ci guidava e che portava lo zaino con le provviste per il viaggio. Era davvero piacevole poter camminare per tanti chilometri, perché avevamo così l'opportunità di osservare il cambiamento del paesaggio circostante a mano a mano che proseguivamo nel nostro tragitto: prima incontravamo i castagneti poi, salendo, le querce e i cerri e infine i faggi, vedendo i quali sapevamo di essere vicini alla meta.
Giunti a San Pellegrino, Giorgio s'inventava sempre qualche bella favola per noi bambini. Ricordo che una volta m'indicò le foreste che si vedevano in lontananza e mi disse: "Vedi quel punto laggiù? Lì vivono gli gnomi. Sono omini piccoli che abitano in casette minuscole insieme alle loro famiglie. Girano con piccolissimi zaini nei quali ripongono bacche e semi che soltanto loro conoscono. Hanno anche delle chiesette dove si riuniscono e tutti gli animali della foresta sono loro amici, tanto che li avvisano se qualcuno vuole avvicinarsi. Gli gnomi sono sempre sorridenti e felici".
A questo racconto gli dissi: "Ma come fai a sapere queste cose se non li puoi incontrare?". Giorgio mi rispose: "Devi sapere che in quelle vicinanze viveva un vecchio eremita che un giorno ebbe la sfortuna di ammalarsi. Siccome gli gnomi erano a conoscenza dei movimenti del sant'uomo e lo apprezzavano molto, riempirono i loro zainetti di radici ed erbe che soltanto loro conoscevano e andarono nella sua capanna per curarlo, riuscendo a farlo guarire.
L'eremita, con enorme stupore, venne così a conoscenza dell'esistenza di questi piccolissimi esseri. Quando, dopo molto tempo, tornò al convento per morire, raccontò ai confratelli tutte le vicende del suo romitaggio, compresa la storia degli gnomi che l'avevano guarito.Proprio grazie a questi racconti, noi sappiamo che laggiù vivono gli gnomi".

Adesso Giorgio non c'è più, se n'è andato per sempre. Io sono tornato a San Pellegrino in Alpe, e mi sono fermato proprio in quel punto, là dove quel giorno mi fermai con Giorgio ed udii la sua favola. Ho visto in lontananza le belle foreste della Garfagnana, dove vivono gli gnomi, e non li ho disturbati. Mi sono incamminato verso il santuario e ho pensato di raccogliere un fiore per Giorgio. Ma poi mi sono trattenuto, pensando che se avessi strappato uno di quei fiori luminosi e selvatici avrei rovinato tutto: i fiori si sarebbero offesi di fronte ad un simile gesto.
Dopo ho guardato in alto: il cielo, macchiato da una nuvola soltanto, sembrava talmente vicino che avvertivo il desiderio di volare. Allora mi sono improvvisamente ricordato di quando raccoglievamo i mirtilli; così ne ho preso un rametto, l'ho portato nel santuario mettendolo vicino ai due santi deposti nell'urna e ho acceso una candela pensando a Giorgio: l'ho ringraziato per avermi fatto sognare quand'ero bambino. A proposito, io credo ancora agli gnomi!
Grazie Giorgio.