domenica 27 settembre 2026

Nei lunghi inverni

Nei lunghi e freddi inverni di montagna, mentre eravamo seduti vicino al camino, un vecchio, che un tempo visse in lontane terre straniere e marciò in deserti assolati, raccontava storie e leggende che ci facevano sognare. Ogni tanto, si interrompeva per prendere un tizzone e rinforzare la pipa. Il mio adorato gatto di nome Ghefo, accovacciato sulle mie ginocchia, a ogni scoppiettio del ciocco apriva gli occhi, mi guardava e, rassicurato, li richiudeva. 

Sul tavolo, che profumava d'abete, accendevamo lo stoppino di un piccolo lume a petrolio per far luce e salire sulla scala a pioli, che portava alle camere. Poi come sempre una preghiera, il segno della croce e la buonanotte. 

Oggi, con il volto macchiato da innumerevoli autunni e abituato a vivere in città, per un momento ritorno bambino. Penso che quel vecchio fosse un poeta senza saperlo. Mi resta una certezza: l'uomo non aveva ancora distrutto i sogni. 

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